Conferenza
Episcopale Italiana
L’INIZIAZIONE CRISTIANA
3. Orientamenti per il risveglio
della fede
e il completamento
dell’iniziazione cristiana in etŕ adulta
Nota pastorale
del Consiglio Episcopale
Permanente
PREMESSA
Comunicare il
Vangelo č, per la Chiesa, il compito primario e fondamentale; č la grazia piů
grande e la sua piů vera e intima identitŕ. La consapevolezza del primato
dell’evangelizzazione si č fatta negli ultimi decenni sempre piů chiara nelle
nostre comunitŕ e, mentre ha prodotto una salutare inquietudine di fronte ai
radicali cambiamenti nella societŕ e nella cultura, ha impresso una marcata
connotazione missionaria a tutta la vita e all’azione della Chiesa.
Concretamente questa “conversione della pastorale” non puň limitarsi a coloro
che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo, ma esige una rinnovata e
sempre piů convinta attenzione a tutti i battezzati, a cominciare da coloro
che, pur non avendo rinnegato formalmente il loro Battesimo, vivono un fragile
rapporto con la Chiesa e devono quindi essere interpellati dal santo Vangelo di
Gesů Cristo per riscoprirne la bellezza e la forza trasformante e per ritrovare
cosě la gioia di vivere l’esperienza cristiana in maniera piů consapevole e
operosa.
Dopo la
pubblicazione della prima Nota pastorale sulla iniziazione cristiana dedicata
al catecumenato degli adulti (30 marzo 1997) e di quella dedicata al
catecumenato dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni (23 maggio 1999),
questa terza Nota č espressamente indirizzata al “risveglio della fede e al
completamento dell’iniziazione cristiana degli adulti”.
La Nota
pertanto si configura come la realizzazione di uno dei primi obiettivi di
quella “agenda pastorale”, che ci vede impegnati nel cammino di questo
decennio. In modo puntuale e concreto vengono offerte precise indicazioni,
vňlte a far maturare nella comunitŕ cristiana un’apertura missionaria e un
ascolto attento e disponibile delle domande ad essa rivolte. Ispirandosi al
modello catecumenale, come paradigma dell’azione pastorale, si sollecita la
parrocchia a prendere coscienza di essere il “luogo ordinario e privilegiato di
evangelizzazione della comunitŕ cristiana” e si indirizza nell’anno liturgico
lo sviluppo dell’azione di accompagnamento. La Nota vuole essere anche una
prima risposta all’impegno, sollecitato dagli Orientamenti pastorali per il
decennio in corso, di mettere in atto “un impegno di primo annuncio, su
cui innestare un vero e proprio itinerario di iniziazione o di ripresa
della vita cristiana” di quei battezzati che desiderano “ricominciare” un
cammino di riscoperta della fede (Comunicare il Vangelo in un mondo che
cambia, 57).
La
pubblicazione di questa terza Nota sulla iniziazione cristiana potrŕ aiutare le
nostre Chiese a operare quei cambiamenti ormai indifferibili e sempre piů
urgenti per “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”: tenere presente che
l’evangelizzazione non č impegno riservato agli “specialisti”, ma compito
proprio e prioritario di tutta la comunitŕ; essere consapevoli che
l’iniziazione cristiana non č tanto un settore della pastorale, quanto il suo
modello ispiratore e il suo paradigma esemplare; basare ogni percorso formativo
sulla catechesi e, prima ancora, fondare ogni catechesi, anche quella dei
fanciulli battezzati, sul “primo annuncio”.
Da tempo la Chiesa italiana ha operato la scelta qualificante di passare a
una “pastorale di missione permanente”. Ci auguriamo che la presente Nota,
mentre completa il progetto avviato con la pubblicazione delle due Note
precedenti, contribuisca a imprimere al rinnovamento pastorale, in atto nelle
nostre comunitŕ, un orientamento preciso, uno slancio creativo, un aiuto
concreto ed efficace.
Roma, 8 giugno 2003,
Domenica di Pentecoste
Il Consiglio Episcopale Permanente
INTRODUZIONE
LA SETE DI CRISTO
1.
Una Samaritana incontra Gesů al pozzo di Giacobbe, vicino alla cittŕ di Sicar.
Egli le chiede: «Dammi da bere» (Gv 4,7). La sete di Gesů č segno del
suo ardente desiderio che la donna, e con lei tutta la gente della cittŕ, si
aprano alla fede. Gesů «ebbe sete cosě ardente» della fede della Samaritana da
«accendere in lei la fiamma dell’amore» di Dio. Anche la
donna, per parte sua, domanda dell’acqua: «Signore… dammi di quest’acqua,
perché non abbia piů sete» (Gv 4,15). «La Samaritana ci rappresenta.
Ogni persona umana ha sete e passa da un pozzo all’altro: un vagare incessante,
un desiderio inesauribile, rivolto ai molteplici beni del corpo e dello
spirito. Nel nostro tempo questa ricerca sembra diventare addirittura una corsa
tumultuosa: produrre e consumare, possedere molte cose e fare molte esperienze,
cercare impressioni sempre nuove, il piacere e l’utile immediato, tutto e
subito. Molti perň hanno la sensazione di correre senza una meta, di riempirsi
di cose, che risultano vuote. Molti lamentano un impoverimento dei rapporti
umani: anonimato, estraneitŕ, incontri superficiali e strumentali,
emarginazione dei piů deboli, conflittualitŕ e delinquenza. Tutto contrasta con
quello che sembra essere il nostro anelito piů profondo: essere amati e amare».
Nel cuore di
ogni uomo vi č un desiderio di salvezza. Il Signore suscita la sete e dona
l’acqua viva dello Spirito, che sazia per sempre la sete d’infinito d’ogni
persona. «Occorre liberarsi dai pregiudizi e dal conformismo; occorre essere sinceri
e onesti con se stessi. Č necessario prendere sul serio le grandi domande, che
ognuno di noi si porta dentro: chi sono? da dove vengo? dove sto andando? E
ancora: la realtŕ č assurda o intelligibile? la vita č un dono, un destino
cieco o un caso? perché questa sete che nessuna conquista riesce ad estinguere?
che cosa posso sperare e che cosa devo fare? Se vengo dal nulla e vado verso il
nulla, sembra che non ci sia nulla da sperare e nulla da fare, se non lasciarsi
andare alla deriva. Se invece vengo dall’Amore infinito e vado verso l’Amore
infinito, ecco che mi si apre davanti un cammino, difficile forse, ma pieno di
significato… Chi evita le domande fondamentali, fugge da se stesso…
Indifferenza, edonismo e attivismo non sono una soluzione, ma un’evasione
irresponsabile. “Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua
della vita” (Ap 22,17)».
Ancora oggi Gesů suscita nel cuore di tutti gli uomini la fede e l’amore.
Dall’incontro personale con Lui nasce in ciascuno la coscienza della propria
fragilitŕ e della propria condizione di peccato e, insieme, l’adesione al suo
messaggio di salvezza, con il desiderio di diffonderlo nel mondo.
Č quanto viene
testimoniato nel racconto del Vangelo di Giovanni. L’incontro con Gesů
trasforma la vita della donna di Samaria. Ella corre senza indugio a comunicare
la buona notizia alla gente del suo villaggio: «Venite a vedere un uomo che mi
ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?» (Gv 4,29).
«La rivelazione accolta con fede chiede di divenire parola proclamata e
testimoniata mediante scelte concrete di vita. Č questa la missione dei
credenti, che scaturisce e si sviluppa a partire dall’incontro personale con il
Signore», come per la Samaritana.
Un desiderio inscritto nel cuore
dell’uomo
2.
«Il desiderio di Dio č inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo č stato
creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in
Dio l’uomo troverŕ la veritŕ e la felicitŕ che cerca senza posa […]. Ma questo
“intimo e vitale legame con Dio” (Gaudium et spes, 19) puň essere
dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall’uomo. Tali
atteggiamenti possono avere origini assai diverse: la ribellione contro la
presenza del male nel mondo, l’ignoranza o l’indifferenza religiosa, le
preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, il cattivo esempio dei credenti, le
correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell’uomo
peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio e a fuggire davanti alla sua
chiamata. [...] Se l’uomo puň dimenticare o rifiutare Dio, Dio perň non si
stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicitŕ. Ma
tale ricerca esige dall’uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la
rettitudine della sua volontŕ, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di
altri che lo guidino nella ricerca di Dio».
Gli
Orientamenti pastorali dei Vescovi italiani per il primo decennio del 2000,
quando descrivono la situazione psicologica e spirituale di quanti sono alla
ricerca di Dio, ne parlano con grande rispetto, sottolineando che spesso sono
«persone di grande dignitŕ, che portano nel loro vissuto ferite inferte dalle
circostanze della vita familiare, sociale e, in qualche caso, dalle nostre
stesse comunitŕ; piů semplicemente, sono cristiani abbandonati a loro stessi,
verso i quali non si č stati capaci di mostrare ascolto, interesse, simpatia,
condivisione».
Gli uomini del
nostro tempo, portatori di un desiderio di Dio spesso inconsapevole e
inespresso, chiedono ai credenti non solo di “parlare” di Cristo, ma di farlo
“vedere”. Č «compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca
della storia, farne risplendere il volto anche davanti alle generazioni del
nuovo millennio».
Chiamati a una “nuova
evangelizzazione”
3. La domanda, posta da coloro che sentono il richiamo
della fede, impone alla Chiesa nuovi modi di pensare, comunicare e testimoniare
il Vangelo. Č quanto Giovanni Paolo II ha ripetutamente espresso con l’invito a
intraprendere una “nuova evangelizzazione”.
La comunitŕ
cristiana č inviata dal Signore a mettersi in ascolto della ricerca di questi
uomini e di queste donne, per condividere con loro la speranza da lui donata.
La Chiesa č chiamata ancora una volta a mostrarsi «esperta in umanitŕ» e ad accompagnare, con sapienza evangelica e con
atteggiamenti di attento ascolto e di sincera condivisione, il cammino di
coloro che desiderano maturare una scelta consapevole di fede.
L’odierno
mutamento culturale esige una nuova riflessione sull’annuncio del Vangelo. Dopo
aver dovuto rispondere alla sfida posta da una ragione innalzata a criterio
esclusivo di veritŕ e contrapposta alla fede, oggi l’evangelizzazione si trova
a confronto con una cultura che vorrebbe “liberare” l’uomo da ogni vincolo e da
ogni norma, disancorandolo da ogni “fondamento”, lasciato in balěa solo del
proprio sentire.
Oggi “diventare
cristiani” č fortemente ostacolato dai processi di secolarizzazione e di
scristianizzazione; il senso religioso innato nell’uomo č minato
dall’agnosticismo che riduce l’intelligenza umana a semplice ragione
calcolatrice e funzionale; un progressivo “alleggerimento” corrode i legami piů
sacri e gli affetti piů significativi della persona. Ne consegue una sorta di
sradicamento e di instabilitŕ, che, giŕ a livello umano, compromettono la
formazione di solide personalitŕ e di relazioni serie e profonde e, a maggior
ragione, rendono molto impegnativo l’invito a farsi discepoli del Signore.
La Chiesa
affronta il compito di comunicare il Vangelo al mondo contemporaneo con la
chiara consapevolezza che Cristo č la Veritŕ, la definitiva e piena rivelazione
di Dio e dell’uomo, e che da Lui ha origine il dono sorprendente della libertŕ.
Il continuo e rinnovato ascolto del Verbo della vita, la contemplazione
costante del suo volto permetteranno ancora una volta alla Chiesa di
comprendere chi č il Dio vivo e vero e chi č l’uomo. Essa «mira a questo solo:
a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo,
il quale č venuto nel mondo a rendere testimonianza alla veritŕ, a salvare e
non a condannare, a servire e non ad essere servito».
Evangelizzare con la santitŕ
4.
L’uomo contemporaneo crede piů ai testimoni che ai maestri, piů all’esperienza
che alla teoria, piů ai fatti che alle parole. La prima
e insostituibile forma di evangelizzazione č la testimonianza della vita:
Cristo, il primo evangelizzatore, č il “testimone” per eccellenza (cf. Ap 1,5;
3,14) č il modello della testimonianza cristiana. Lo Spirito Santo accompagna
il cammino della Chiesa e l’associa alla testimonianza che egli rende a Cristo
(cf. Gv 15,26-27). Č dunque con la vita ordinaria della comunitŕ
ecclesiale, con il suo stile fatto di accoglienza e di perdono, di povertŕ e di
distacco; č con la presenza sollecita di pastori e fedeli, con l’esempio di
famiglie cristiane e di comunitŕ religiose, che gli umili discepoli del
Signore, pur con tutti i limiti e i difetti umani, saranno apostoli credibili
del suo Vangelo di veritŕ, di libertŕ e di amore. In una parola, per
evangelizzare occorre innanzi tutto la santitŕ.
Tale “misura
alta della vita cristiana” č stata riproposta con vigore dal Papa Giovanni
Paolo II, il quale ha indicato la santitŕ come l’obiettivo irrinunciabile di
una pastorale missionaria: «La riscoperta della Chiesa come “mistero”, ossia
come popolo “adunato dall’unitŕ del Padre, del Figlio e dello Spirito” (S. Cipriano, De dominica oratione,
23; cf. Lumen gentium, 4), non poteva non comportare la
riscoperta della sua “santitŕ”, intesa nel senso fondamentale dell’appartenenza
a Colui che č per antonomasia il Santo, il “tre volte Santo” (cf. Is
6,3). Professare la Chiesa come santa significa additare il suo volto di Sposa
di Cristo, per la quale egli si č donato, proprio al fine di santificarla (cf. Ef
5,25-26). Questo dono di santitŕ, per cosě dire, oggettiva, č offerto a ciascun
battezzato. Ma il dono si traduce a sua volta in un compito, che deve orientare
l'intera esistenza cristiana».
Si tratta
perciň di vivere il Battesimo come «un vero ingresso nella santitŕ di Dio
attraverso l'inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito […].
Chiedere a un catecumeno: “Vuoi ricevere il Battesimo?” significa al tempo
stesso chiedergli: “Vuoi diventare santo?”. Significa porre sulla sua strada il
radicalismo del discorso della montagna: “Siate perfetti come č perfetto il
Padre vostro celeste” (Mt 5,48) […]. Č ora di riproporre a tutti con
convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria: tutta la vita
della comunitŕ ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa
direzione».
I cristiani
sono testimoni della risurrezione del Signore solo se tendono con l’aiuto della
sua grazia, con umiltŕ e costanza, a condurre una vita da risorti, «come vivi,
tornati dai morti» (Rm, 6,13): quando non si vergognano del Vangelo,
quando sperimentano la consolazione nella prova, quando trovano nella preghiera
la forza di perdonare e di farsi perdonare, quando si spendono per diventare un
cuor solo e un’anima sola, quando si impegnano per costruire la civiltŕ
dell’amore e non perdono la speranza di cieli nuovi e terra nuova, allora
mostrano con segni di vita nuova di credere nella risurrezione del Signore.
Non si dovrŕ
poi mai dimenticare che la testimonianza evangelica, a cui il mondo č piů
sensibile, č quella dell’attenzione per le persone e soprattutto della caritŕ
verso i piccoli e gli emarginati, verso chi soffre. La gratuitŕ di questo
atteggiamento, il distacco dalla gloria mondana e dai beni materiali, l’uso
delle proprie risorse a favore dei piů poveri, l’impegno per la pace e la
giustizia, se vissuto per amore del Signore Gesů e ordinato al bene integrale
dell’uomo, costituiscono, da parte della comunitŕ ecclesiale, altrettanti
“segni di credibilitŕ” della sua fede e fanno nascere precise domande che
orientano a Cristo e al Vangelo.
CAPITOLO
PRIMO
L’ASCOLTO
L’evangelizzazione a servizio
dell’uomo
5. L’impegno di annunziare il Vangelo della speranza agli
uomini e alle donne di oggi, spesso travagliati dalla paura e dall’angoscia,
disorientati dallo smarrimento e dall’insicurezza, č anzitutto un servizio che
i cristiani rendono, non solo ai loro fratelli e sorelle battezzati, ma anche a
tutta l’umanitŕ.
La Chiesa
«esiste per evangelizzare», cioč per «portare la buona
novella in tutti gli strati dell’umanitŕ e, con il suo influsso, trasformare
dal di dentro, rendere nuova l’umanitŕ stessa». Il Vangelo
di Marco si chiude con il comando di Gesů ai suoi discepoli perché vadano
dappertutto a portare il messaggio del Vangelo (cf. Mc 16,15). Il
mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce, perciň, la missione
essenziale della Chiesa, resa piů urgente dai vasti e profondi mutamenti della
societŕ attuale. Non ci possono essere né persone né ambienti pregiudizialmente
esclusi dall’evangelizzazione. Alla Chiesa si presentano oggi le folle per le
quali Gesů ebbe compassione «perché erano stanche e sfinite, come pecore senza
pastore» (Mt 9,36).
Attraverso la
predicazione del Vangelo continua la memoria viva di Gesů, trasmessa di
generazione in generazione. Ogni nuova generazione cristiana č chiamata ad
ascoltare la proclamazione del Vangelo e a rispondere all’invito alla sequela
di Gesů in modo originale e proprio.
Quale deve
essere la risposta delle nostre comunitŕ cristiane di fronte alla predicazione
del Vangelo? Il decreto conciliare Ad gentes ha descritto le varie tappe
che debbono scandire il percorso dell’evangelizzazione: testimonianza
cristiana, dialogo e servizio della caritŕ, annuncio del Vangelo e chiamata
alla conversione, catecumenato e iniziazione cristiana, formazione della
comunitŕ cristiana per mezzo dei sacramenti e dei ministeri. Questo dinamismo č
attento alle situazioni iniziali, agli sviluppi graduali e alla condizione di
maturitŕ della persona.
6. L’evangelizzazione č l’annuncio del Vangelo e la
testimonianza che la Chiesa rende ad esso attraverso tutto quello che essa č,
fa e dice. In una parola, l’agire della Chiesa č finalizzato ad annunciare e
testimoniare il Vangelo del Regno. Evangelizzare č pertanto attivare un
processo mediante il quale la Chiesa, mossa dallo Spirito, annuncia e diffonde
il Vangelo in tutto il mondo.
Spinta dalla caritŕ e condividendo le gioie, le speranze e le fatiche degli
uomini, la Chiesa:«- impregna e trasforma tutto l’ordine temporale, assumendo e
rinnovando le culture; - dŕ testimonianza tra i popoli del nuovo modo di essere
e di vivere proprio che caratterizza i cristiani; - proclama esplicitamente il
Vangelo, mediante il “primo annuncio”, chiamando alla conversione; - inizia
alla fede e alla vita cristiana, mediante la “catechesi” e i “sacramenti di
iniziazione”, coloro che si convertono a Gesů Cristo, o quelli che riprendono
il cammino della sua sequela, incorporando gli uni e riconducendo gli altri
alla comunitŕ cristiana; - alimenta costantemente il dono della comunione nei
fedeli mediante l’educazione permanente della fede (omelia, altre forme del
ministero della Parola), i sacramenti e l’esercizio della caritŕ; - suscita
continuamente la missione, inviando i discepoli del Signore ad annunciare il
Vangelo, con parole e opere, in tutto il mondo».
7.
La chiamata di Gesů: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15)
continua a risuonare anche oggi. La fede cristiana č, innanzi tutto, incontro
personale con Gesů Cristo, adesione piena e sincera alla sua persona e
decisione di camminare alla sua sequela come discepoli. Da ciň scaturisce
l’impegno permanente di pensare come lui, di giudicare come lui e di vivere
come egli č vissuto. In tal modo il credente si inserisce nella comunitŕ dei
discepoli e professa la fede della Chiesa.
La decisione
per la conversione č un mistero che si consuma nel segreto rapporto tra l’amore
gratuito di Dio e la libertŕ dell’uomo. Restano perciň in qualche modo
insondabili le ragioni che spingono le persone verso una nuova adesione alla
fede cristiana, né possono essere pienamente valutate. Una ricerca religiosa č
giŕ apertura a Dio e disponibilitŕ ad accogliere la sua rivelazione piena in
Cristo, perché lo Spirito soffia dove e come vuole (cf. Gv 3,8). La
stessa fiduciosa richiesta di credere da parte dei pagani viene indicata da
Gesů come fede, addirittura come “fede esemplare” (cf. Mt 8,5-13;
15,21-28 par.).
Dentro la storia di ciascuno
8. Le domande religiose di un adulto solitamente si accompagnano
a una ricerca libera, che non deve essere condizionata dalla fretta di essere
ammessi alla celebrazione di un sacramento. Il piů delle volte un adulto, che
intraprende un cammino di ricerca religiosa o di attenzione alla Chiesa, non si
propone subito di diventare un praticante impegnato. Č importante perciň
considerare la storia di ciascuno, favorendo un libero confronto. Il felice
esito di un accompagnamento nel cammino di fede, infatti, non si misura dal
numero delle persone che immediatamente si “reintegrano” nella Chiesa.
Nella vita
quotidiana, nel contatto giornaliero, nei luoghi di lavoro e di vita sociale si
creano molte occasioni di testimonianza e di comunicazione del Vangelo. Ma non
č sempre facile, per chi pur battezzato vive al di fuori di una esperienza
cristiana autentica, cogliere con precisione i segni del risveglio della fede e
il momento in cui si č pronti ad accogliere il Vangelo e a viverlo.
Le domande
religiose, in vario modo rivolte alla comunitŕ ecclesiale, vanno accolte, anche
quando necessitano di verifica e di purificazione. Esorta l’apostolo Paolo:
«Accogliete tra voi chi č debole nella fede, senza discuterne le esitazioni» (Rm
14,1). A volte sono domande vaghe; talora chiedono ciň che la comunitŕ non puň
dare; non poche volte si fermano alla superficie delle cose. Ma colui che
chiede, proprio perché adulto, deve essere aiutato a capire che nella sua
domanda č implicito l’interrogativo: «Che cosa debbo fare?» (cf. At
2,37). In ogni caso, viene perň il momento in cui la proposta cristiana di
confessare che Gesů č il Signore va formulata in modo chiaro ed esplicito. Č
proprio questa la missione che compete alla Chiesa e a ogni cristiano.
9. Nella nostra societŕ, che si configura come
multietnica e multireligiosa, i cristiani, nel rispetto di ciascuna tradizione
religiosa e di ogni convinzione personale, ancorati alla propria identitŕ e
rivendicando con coraggio la propria fedeltŕ al Vangelo di Gesů Cristo morto e
risorto, sono chiamati a dare una chiara testimonianza di vita evangelica,
senza condizionamenti o compromessi. Occorre peraltro tenere presente che i
cristiani hanno il dovere di offrire a coloro che vivono momenti impegnativi o
situazioni molto sofferte della loro vita la certezza di essere amati e salvati
dal Padre nel Signore Gesů. Č pertanto urgente ravvivare la fede ridotta a
tradizioni, a consuetudine esteriore e individualista, per trasformarla in
scelta personale, libera e convinta, autenticamente comunitaria.
Le situazioni in cui puň nascere
una domanda di fede
10. Ogni percorso di vita e di fede costituisce una
storia personale unica e irripetibile.
Alcuni
battezzati, che hanno avviato una ricerca di senso della vita al di fuori del
cristianesimo, magari in altre religioni o esperienze religiose, desiderano
verificare se nella religione che fu per loro familiare, c’č la risposta che
hanno cercato altrove.
Altri, a seguito di sollecitazioni provenienti da avvenimenti
apparentemente casuali, in ogni caso non programmati, come una celebrazione liturgica
che ha riportato ricordi lontani, la lettura di un libro, una conversazione, si
trovano a risvegliare interrogativi da lungo tempo sopiti e avvertono il
bisogno di dare ad essi una risposta compiuta.
Anche le esperienze di volontariato possono provocare un ripensamento
intorno ai valori posti a fondamento della propria esistenza e, in alcuni casi,
possono condurre a una scelta di impegno cristiano. Proprio dalla vicinanza e
dalla solidarietŕ verso i poveri e verso gli ultimi e dalla dedizione allo sviluppo
integrale delle persone, puň nascere l’intendimento di dedicare la propria vita
a Cristo nel servizio della caritŕ.
11. Nell’etŕ giovanile ricorrono momenti che
possono diventare snodi esistenziali significativi per una nuova visione della
vita: la ricerca di un lavoro, nel quadro di incertezza circa il proprio
futuro, puň aiutare a elaborare decisioni mature; l’avvio della vita affettiva
e la prospettiva di costruire una famiglia aprono verso una nuova progettualitŕ
e verso una visione piů impegnativa dell’esistenza e consentono di scoprire il
disegno di Dio sull’amore e sulla propria vocazione a servizio degli altri;
l’esperienza traumatica della solitudine, della sofferenza e della morte
provoca domande di senso e determina crisi, che talora approdano verso
l’acquisizione di valori durevoli e verso scelte di vita particolarmente
impegnative.
12. La domanda del Battesimo di un figlio, cosě
come la celebrazione della Confermazione o della prima Comunione, possono
interpellare in modo serio e decisivo la coscienza, anche se non di rado la
richiesta č determinata da motivi di carattere familiare, o di convenienza
sociale. In ogni caso tali eventi possono aprire interrogativi sul senso del
sacramento e far riflettere sull’autenticitŕ della motivazione che ha originato
la richiesta.
La decisione di celebrare il sacramento del Matrimonio, spesso collegata
alla domanda di ricevere il sacramento della Confermazione, offre l’opportunitŕ
di scoprire e di approfondire lo spessore del progetto di vita coniugale e
familiare che scaturisce dalla fede e di trasformare il cammino verso le nozze
in un vero e proprio percorso di fede.
13. La vicinanza e il sostegno di un credente
possono risultare determinanti nel ridefinire le proprie ragioni di vita e la
propria speranza in taluni passaggi esistenziali problematici: una malattia
personale o di un familiare, difficoltŕ a livello professionale, una crisi
coniugale, un improvviso trasferimento che muta radicalmente la vita e le
relazioni e puň sfociare in una dura esperienza di solitudine, momenti di
fatica esistenziale, la morte di una persona cara.
In tali circostanze la persona puň sperimentare crisi senza sbocchi, ma puň
anche trovare una apertura verso Qualcuno che ci ama e ha a cuore la nostra
vita. Uscire dal chiuso di se stessi, non lasciarsi morire dentro, spostare
l’attenzione verso l’Assoluto che sta “oltre” la mia persona: sono traguardi
possibili che trasformano molte ricerche di senso in ricerca di Dio.
14. Cristiani di altre confessioni, attraverso
l’incontro con comunitŕ cattoliche vive o con fedeli seriamente impegnati,
possono essere condotti verso l’adesione alla Chiesa cattolica e a
intraprendere l’itinerario di completamento dell’iniziazione cristiana o di
accoglienza nella piena comunione della Chiesa.
Né si devono
dimenticare quei cattolici che, avendo aderito a qualche setta religiosa,
chiedono successivamente di ritornare nella Chiesa cattolica, aprendosi cosě a
una riscoperta della vita cristiana da attuare attraverso un vero e proprio
itinerario di fede e non semplicemente con la riammissione ai sacramenti.
Le domande che provocano la
comunitŕ cristiana
15.
Le situazioni richiamate e altre possibili, oltre alle tante domande di senso
formulate da molti giovani e adulti, pongono la comunitŕ cristiana di fronte
alla responsabilitŕ della propria missione evangelizzatrice. La religiositŕ di
molti uomini e donne del nostro tempo č simile alla religiositŕ descritta
dall’apostolo Paolo nel discorso agli ateniesi (cf. At 17,16-34): si
dicono religiosi, ma non conoscono la vera identitŕ cristiana e soprattutto non
vivono in modo coerente con tale identitŕ. Il termine “cristiano” puň allora
diventare sinonimo di “brava persona”, ma senza alcun riferimento a Gesů Cristo
e alla Chiesa. Č urgente pertanto ridare un contenuto specifico al nome
“cristiano” della persona battezzata. Il Battesimo, infatti, č sigillo della
fede in Gesů Cristo; č inserimento nella sua morte e risurrezione per vivere da
discepoli; č porta d’ingresso nella Chiesa cattolica.
«Cristiani non
si nasce, ma si diventa», attraverso un processo di
conversione. Si nasce e si puň vivere come uomini e donne religiosi; cristiani
si diventa rispondendo a una chiamata della Parola di Dio, maturando uno stile
di vita evangelico, acquisendo «gli stessi sentimenti che furono in Cristo
Gesů» (Fil 2,5), orientando la vita al Padre, per mezzo di Cristo, nella
grazia dello Spirito Santo. La conversione cristiana, in una parola, conduce a
un’adesione libera ed esplicita a Cristo e alla sua Chiesa.
16.
L’odierno contesto di scristianizzazione esige che la celebrazione dei
sacramenti sia accompagnata da un’intensa attivitŕ di evangelizzazione,
affinché i cristiani siano in grado di «comprendere a quale speranza [Dio, il
Padre della gloria, li] ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua
ereditŕ fra i santi e qual č la straordinaria grandezza della sua potenza verso
di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza che egli manifestň in
Cristo» (Ef 1,18-19). La Chiesa fa perciň propria la consapevolezza
espressa dall’apostolo Paolo: «Non č per me un vanto predicare il Vangelo; č un
dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16).
Non si tratta di respingere o
negare i sacramenti a qualcuno, ma di offrire a tutti la possibilitŕ di
crescere in una «fede adulta, “pensata”», capace di
motivare e sostenere scelte di vita coerenti e di suscitare la disponibilitŕ a
ricevere la ricchezza di grazia che scaturisce dai misteri del Signore. Nel
rispetto della dignitŕ della persona, occorre aiutare ogni uomo e ogni donna a
prendere coscienza della propria identitŕ, a fare alla luce del Vangelo veritŕ
su di sé, ad attrezzarsi per effettuare scelte mature e responsabili. I
sacramenti, infatti, non ci appartengono e non possiamo fraintenderne il
significato, piegandoli alle esigenze pastorali. Essi sono avvenimenti di
salvezza nei quali siamo chiamati a riconoscere il Signore Gesů e che dobbiamo
accogliere con fede e con amore.
17. Diventare capaci di accoglienza verso gli uomini
e le donne di oggi; realizzare luoghi di fraternitŕ sincera, nei quali si
coltivi rispetto per le scelte di ciascuno; preparare gradualmente alla
celebrazione di un sacramento, per assumere un impegno morale coerente: č
questa la prospettiva dei percorsi predisposti per chi č chiamato a risvegliare
la propria fede. Le parrocchie e le unitŕ pastorali, che aprono spazi di
dialogo e di ricerca in un contesto di fraternitŕ e di speranza, offrono la
possibilitŕ di illuminare di senso cristiano ogni dimensione della vita, del
dolore e della morte. Le nostre comunitŕ, quando vivono con coerenza la
missione “iniziando” alla vita cristiana, diventano luoghi in cui le persone
compiono un cammino graduale di ricerca nella libertŕ e nella veritŕ.
18. Come riconoscere l’autenticitŕ di una domanda
di fede? Essa č autentica quando non nasce unicamente dal desiderio di essere
reintegrati nella Chiesa, ma dalla volontŕ di riscoprire il messaggio
cristiano, in particolare la persona di Gesů, e di partecipare a un cammino di
comunione con gli altri.
In risposta a
tale domanda la Chiesa č chiamata a offrire una proposta adeguata, che permetta
alle persone di incontrare il Signore non singolarmente ma in fraternitŕ.
Infatti la disponibilitŕ a un cammino comunitario č segno e testimonianza di
una vera ricerca di fede nella piena apertura al disegno di Dio, che volle
«santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra
loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella veritŕ e
santamente lo servisse».
CAPITOLO SECONDO
L’ANNUNCIO
Il Vangelo di Gesů Cristo, Figlio
di Dio
19.
Gesů, inviato di Dio, da sempre presso di Lui come Figlio unigenito, si č fatto
uomo per manifestare l’infinito e irrevocabile amore del Padre ed č venuto ad
abitare in mezzo a noi: «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente
d’uomo, ha agito con volontŕ d’uomo, ha amato con cuore d’uomo». Generato dal Padre prima di tutti i secoli, č nato da
Maria Vergine per opera di Spirito Santo. Dopo aver trascorso una vita
ordinaria a Nazareth fino all’etŕ di trent’anni circa, ha iniziato la sua opera
messianica con il battesimo presso il Giordano, quando il Padre lo ha
consacrato con il suo Spirito Santo e lo ha «elevato agli occhi di Israele come
Messia», perché «Figlio del divino compiacimento».
Ricevuto il
battesimo da Giovanni, Gesů č condotto dallo Spirito nel deserto per affrontare
un’aspra lotta contro satana, dalla quale esce vincitore. Da allora egli
comincia a percorrere le strade della Galilea per annunciare la venuta del
regno di Dio nella storia degli uomini: «Il tempo č compiuto e il regno di Dio
č vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,14-15). Questo
“vangelo di Dio” – la notizia piů sorprendente che mai sia stata proclamata
sulla terra – č il “primo annuncio”, o chčrigma, di Gesů e contiene due
messaggi fondamentali. Il primo riguarda Dio, che per puro amore gratuito fa
maturare il tempo fino alla sua pienezza (“il tempo č compiuto”) e viene a
instaurare il suo regno di giustizia e di pace, per i piccoli e i poveri, per i
sofferenti e gli esclusi (“il regno di Dio č vicino”). Il secondo messaggio
riguarda la risposta umana e si esprime in due appelli: innanzi tutto occorre
“convertirsi”, cioč cambiare mentalitŕ e trasformare la propria condotta di
vita; inoltre č indispensabile “credere”, cioč fidarsi e affidarsi a questa
bella notizia (“vangelo”). Al centro del chčrigma di Gesů non c’č il
comportamento dell’uomo, ma Dio e la sua regalitŕ. La conversione dell’uomo non
č quindi la condizione della sovrana e benevola vicinanza di Dio, ma la
conseguenza.
20. Gesů ha portato a compimento l’opera di
evangelizzazione, «beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il
potere del diavolo» (At 10,38), prigionieri del male. «Mai egli si
chiuse alle necessitŕ e alle sofferenze dei fratelli».
Ma la delusione crescente delle folle, che continuavano a nutrire grandiosi
sogni di riscatto nazionale e attese ostinate di benessere materiale, la dura
avversione di alcuni farisei e maestri della Legge che non sopportavano la sua
critica severa nei confronti del formalismo religioso, l’insanabile contrasto
con i sadducei e i capi del popolo allarmati per la sua contestazione del
tempio e per la notevole popolaritŕ che lo faceva apparire agli occupanti
romani come un agitatore pericoloso, soprattutto la sua “scandalosa”
rivendicazione di un’autoritŕ pari a quella di Dio, tutti questi fattori
presero corpo in un complotto che ben presto lo avrebbe portato alla condanna
da parte del sinedrio di Gerusalemme.
Nonostante si
fosse reso conto fin dalle prime avvisaglie del rischio mortale che correva,
Gesů č rimasto fedele alla missione ricevuta: l’intima relazione con il Padre
lo ha spinto ad amare tutti, «sino alla fine» (Gv 13,1) e a consegnarsi
volontariamente alla morte di croce per i nostri peccati. Cosě ha sigillato nel
suo sangue di vittima innocente la nuova ed eterna alleanza tra Dio e tutta
l’umanitŕ. Per questo il Padre lo ha risuscitato da morte e lo ha «costituito
Signore e Cristo» (At 2,36).
Prima di salire
al cielo, Gesů ha ordinato ai suoi discepoli di andare in tutto il mondo a
«predicare il vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Inizia con il dono
dello Spirito Santo la missione della Chiesa: i discepoli del Signore –
leggiamo nella conclusione del Vangelo di Marco – «partirono e predicarono
dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola
con i prodigi che l’accompagnavano» (Mc 16,20). La glorificazione di
Gesů non segna un arresto o un inesorabile declino della sua attivitŕ
missionaria, ma ne registra piuttosto la dilatazione e l’inizio di un
inarrestabile sviluppo: se durante la sua vita pubblica Gesů ha agito nella sua
terra, ora con lo Spirito della Pentecoste opera nella Chiesa, e attraverso di
essa raggiunge con la sua grazia gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i
tempi. Il vangelo del regno di Dio da lui predicato diventa ormai il «vangelo
di Gesů Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1): il regno dei cieli č
esplicitamente e definitivamente impersonato in lui. Si passa cosě dal vangelo
di Gesů al vangelo della Chiesa su Gesů.
Il primo annuncio
21.
Gli inizi dell’attivitŕ evangelizzatrice della Chiesa sono raccontati dal
secondo libro di Luca, gli Atti degli Apostoli. Il giorno di Pentecoste Pietro
rivolge ai giudei e a quanti si trovano a Gerusalemme un lungo discorso che
conclude con un messaggio solenne e sintetico: «quel Gesů che voi avete
crocifisso, Dio lo ha costituito Signore e Cristo» (At 2,36). Questo
discorso, come anche gli altri che si incontrano nel libro degli Atti (cf. At
3,12-26; 4,9-12; 5,29-32; 10,34-43; 13,16-41), sono strutturati attorno a tre
elementi ricorrenti: una breve rievocazione degli avvenimenti riguardanti Gesů,
soprattutto la sua risurrezione; una interpretazione di questo evento alla luce
delle Scritture; un appello alla conversione e alla fede.
Oltre a queste
testimonianze di predicazione, nel Nuovo Testamento troviamo anche vari brani
in cui il chčrigma, nucleo essenziale della fede cristiana, viene
professato o cantato. Uno dei piů antichi esemplari di professione di fede č
riportato da Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi. L’apostolo, che scrive
verso l’anno 56 d.C., ricorda quello che egli stesso ha «trasmesso» al tempo
della fondazione della comunitŕ, verso l’anno 51, cioč il messaggio-base o
contenuto essenziale dell’annuncio, da lui «ricevuto» probabilmente dopo la sua
“illuminazione” sulla strada di Damasco verso l’anno 36: «Cristo morě per i
nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed č risuscitato il terzo
giorno secondo le Scritture» (1Cor 15,3-5). Un modello di “fede cantata”
lo si puň riscontrare nell’inno riportato da Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil
2,6-11), in cui si proclama la condizione divina di Gesů Cristo (la
“pre-esistenza”) il dramma della sua umiliazione fino alla morte di croce (la
“pro-esistenza”) e l’esaltazione fino alla gloria di Signore.
22.
Sia quando il messaggio cristiano viene annunciato ai non credenti (chčrigma),
sia quando viene celebrato all’interno delle comunitŕ (professione di fede,
inni), il centro č sempre lo stesso: Dio ha risuscitato e glorificato Gesů, che
gli uomini avevano crocifisso. Questa stessa fede viene proclamata anche
attraverso il genere letterario dei racconti, come nei vangeli della
risurrezione: in Mc 16,1-8 (la tomba vuota); in Mt 28,16-20 (il
Cristo glorioso adorato); in Lc 24,36-53 e in Gv 21,1-13 (il
Risorto riconosciuto).
Da questi testi
si ricava la formula primordiale che esprime la fede cristiana: si tratta di
una sola parola che, nella lingua greca del Nuovo Testamento, suona eghčrthe,
e significa: “č risorto”. In questa semplicissima parola si concentra
l’essenziale della «notizia di salvezza» che gli apostoli andranno a proclamare
«sino ai confini del mondo» (Rm 10,18): Gesů di Nazareth, uomo
notoriamente morto come crocifisso, č risorto. Questa formula č stata
progressivamente arricchita da alcune specificazioni, che ne esplicitano il
significato, come: «č risorto dai morti« (Mt 28,7); «č risorto come
aveva detto» (Mt 28,6); «č risorto per la nostra giustificazione» (Rm
4,25).
Se il messaggio
pasquale si riassume nella notizia di un “fatto”, quel fatto riguarda una
“persona”, Gesů di Nazareth. Perciň, per riassumere tutto l’insegnamento
impartito da Filippo al ministro della regina Candace, il terzo evangelista si
puň limitare a una formula molto sintetica: «gli evangelizzň Gesů» (At
8,35). Pertanto, oltre a formule narrative in cui viene annunciato l’evento
pasquale («č risorto», «č apparso», «č stato esaltato» o «glorificato»),
troviamo nel NT anche formule assertive: «Gesů č il Signore» (Rm 10,9; Fil
2,11), «Gesů č il Cristo» (At 5,42; 18,5; Gv 20,31); Gesů č «il
Figlio di Dio» (Mt 16, 16; Gv 20,31).
La rivelazione
di Dio non si limita all’evento di Pasqua ma, attraverso lo svelamento del
mistero personale di Gesů, conduce alla rivelazione piů sorprendente, quella
del mistero di Dio nella sua piů intima identitŕ: l’unico, vero Dio, lo stesso
che si č rivelato a Mosč, č comunione d’amore di tre Persone uguali, distinte,
unite: Padre, Figlio e Spirito Santo.
In sintesi, «l’annuncio ha per
oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto: in lui si compie la piena e
autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; in lui Dio dona la
“vita nuova”, divina ed eterna. Č questa la “buona novella”, che cambia l’uomo e
la storia dell’umanitŕ e che tutti i popoli hanno il diritto di conoscere. Tale
annuncio va fatto nel contesto della vita dell’uomo e dei popoli che lo
ricevono. La salvezza e la liberazione, che Cristo ha portato, riguardano
l’intera vita dell’uomo nel tempo e nell’eternitŕ, cominciando qui e giŕ ora e
trasformando la vita delle persone e delle comunitŕ con lo spirito evangelico».
Il processo dell’evangelizzazione
23. L’evangelizzazione č la missione permanente
della Chiesa: č la sua grazia e, prima di esserne l’attivitŕ specifica, ne
costituisce la piů vera e intima identitŕ. La Chiesa pertanto non solo fa, ma č
l’evangelizzazione: se per assurdo la Chiesa smettesse di evangelizzare,
cesserebbe all’istante di essere la memoria e l’attesa di Gesů Cristo, cioč
cesserebbe all’istante di essere Chiesa. L’evangelizzazione č il servizio che
la Chiesa deve al mondo perché si salvi per mezzo della fede in Cristo, unico
Signore di tutti.
In senso
specifico «l’evangelizzazione propriamente detta č il primo annuncio della
salvezza a chi, per ragioni varie, non ne č a conoscenza o ancora non crede»,
affermava il Documento Base della catechesi italiana, con una precisazione:
questa azione della Chiesa volta a suscitare la fede, č necessaria e
insostituibile anche per «ridestarla in coloro nei quali č spenta, rinvigorirla
in coloro che vivono nell’indifferenza, farla scoprire con impegno personale
alle nuove generazioni e continuamente rinnovarla in quelli che la professano
senza sufficiente convinzione o la espongono a grave pericolo». Inoltre, nel ribadire che l’evangelizzazione č
necessaria anche nei confronti dei «cristiani ferventi», si esplicita il senso
del “primo annuncio” come «l’annuncio delle veritŕ e dei fatti fondamentali
della salvezza», per «conoscerne il senso radicale, che č la “lieta novella”
dell’amore di Dio».
Questo primo
annuncio č chiamato dallo stesso documento anche «annuncio fondamentale», ed č
distinto dalla catechesi che č «esplicazione sempre piů sistematica della prima
evangelizzazione, educazione di coloro che si dispongono a ricevere il
Battesimo o a ratificarne gli impegni, iniziazione alla vita della chiesa e
alla concreta testimonianza della caritŕ». Se quindi
l’obiettivo specifico dell’evangelizzazione č la nascita o la rinascita della
fede, lo scopo proprio della catechesi č lo sviluppo o maturazione della fede
«attraverso la presentazione sempre piů completa di ciň che Cristo ha detto, ha
fatto e ha comandato di fare» .
L’evangelizzazione deve essere preceduta da un’attenta e delicata opera di
dialogo e di ascolto, allo scopo «di suscitare la ricerca della veritŕ o di
raccogliere la domanda di chi č in ricerca, per aiutare la persona nel
discernimento di che cosa cerca». Infatti lo Spirito
Santo opera segretamente nel cuore degli uomini, spesso attraverso una salutare
inquietudine e sempre risvegliando un’attesa, anche se inconsapevole, di
conoscere la veritŕ su Dio, sull’uomo, sulla via che porta alla salvezza.
In Gesů di
Nazareth morto e risuscitato scopriamo che gli uomini «sono amati e salvati da
Dio». «“In Gesů Cristo... la salvezza č offerta a ogni
uomo, come dono di grazia e di misericordia di Dio stesso” (Evangelii
nuntiandi, 27). Tutte le forme dell'attivitŕ missionaria tendono verso la
proclamazione che rivela e introduce nel mistero nascosto nei secoli e svelato
in Cristo (cf. Ef 1,3-9; Col 1,25-29)».
L’annuncio che Dio ha risuscitato Gesů dai morti č sorgente di speranza e
di libertŕ per ogni uomo. Ci viene rivelato, infatti, non solo che Dio esiste
ma che agisce all’interno della storia umana; anzi, molto concretamente, che ha
agito in Gesů sciogliendolo dai lacci della morte e facendolo partecipe della
sua vita e del suo potere divino. In questo modo comprendiamo che Dio č per
noi, sta dalla nostra parte nella lotta contro il male e che, in questa lotta,
abbiamo la speranza concreta della vittoria. Se infatti, in quanto persone
umane, dovremo pagare necessariamente un prezzo alla debolezza della nostra
natura; se dovremo inevitabilmente conoscere la vecchiaia, la malattia e la
morte, la risurrezione di Gesů ci annuncia che c’č una via aperta per l’uomo,
una via che sfocia non nel nulla ma nella vita.
Č la via di Gesů; la via che č Gesů. Egli č passato da questo mondo al
Padre amando fino alla fine i suoi che erano nel mondo; obbedendo senza riserve
al Padre, ha condotto alla perfezione divina la sua natura umana. Ora, la via
di Gesů si apre per noi perché anche la gloria di Gesů si affacci all’orizzonte
del nostro cammino nel mondo: «Ritornerň e vi prenderň con me perché siate
anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado voi conoscete la via… Io sono
la via…» (Gv 14,3-4.6). Di questa speranza i credenti sono debitori nei
confronti di tutti gli uomini. Si tratta, infatti, di una speranza che ci č
data ma che non ci appartiene; e come l’abbiamo ricevuta senza nostro merito,
cosě siamo chiamati a condividerla con gioiosa gratuitŕ.
La fede, risposta all’annuncio
24. La fede «dipende dalla predicazione» (Rm
10,17). Generata dall’annuncio, č risposta fiduciosa a una Parola che promette,
interpella, dona solidarietŕ, liberazione, gioia e realizzazione piena di vita;
una Parola che dimostra nella storia la propria affidabilitŕ. L’annuncio non
suscita una generica credenza nell’esistenza di Dio o una adesione a una
religiositŕ vaga, che puň degenerare in una pratica puramente esteriore e
persino nella superstizione.
Nella Bibbia
Dio si rivela e si dona in una storia intessuta di parole e avvenimenti e
l’uomo lo accoglie liberamente impegnando tutto se stesso, intelligenza,
volontŕ e cuore, affidando a lui il proprio futuro, assentendo alla veritŕ da
lui comunicata. La fede suscitata dall’annuncio é una condizione esistenziale
che libera dalla solitudine e dall’angoscia e dispone ad accettare se stessi e
ad amare gli altri. Č una attitudine che permette di affrontare la vita
affidandosi costantemente e con fiducia alla parola di Dio, colta come parola
d’amore, che invita a “camminare alla presenza del Signore” (cf. Gen
17,1). Č un rapporto vitale che cresce per tutta la vita, nutrito dalla Parola.
Il cammino dell'iniziazione
cristiana, paradigma per la vita cristiana
25.
L’annuncio č il primo atto compiuto esplicitamente dalla Chiesa per rendere
possibile la fede. Esso comporta poi uno sviluppo particolare nel cammino di
iniziazione cristiana. L’annuncio genera la fede cristiana, anche se non é
sufficiente a portarla a maturazione: coloro che sono giunti alla fede hanno
bisogno di «condurre a maturitŕ la loro conversione e la loro fede».
Quanti, mossi
dalla grazia, decidono di seguire Gesů, sono «introdotti nella vita della fede,
della liturgia e della caritŕ del Popolo di Dio». La
Chiesa realizza questo per mezzo della catechesi e dei sacramenti
dell’iniziazione, da ricevere o giŕ ricevuti.
In un contesto
di “nuova evangelizzazione” non si puň prescindere da una esperienza ecclesiale
di accompagnamento e di tirocinio cristiano, analoga al catecumenato, per
portare alla piena maturitŕ cristiana chi ha aderito alla buona notizia.
Le nostre
comunitŕ ecclesiali, in particolare le parrocchie, nella prospettiva
dell’evangelizzazione debbono riproporre il nesso inscindibile fra annuncio
evangelico ed edificazione della Chiesa, divenendo luogo visibile e segno
sacramentale, in cui l’annuncio č dato gratuitamente e liberamente accolto.
26.
Il Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti propone un itinerario,
che mette in evidenza come l’appartenenza a Cristo e alla Chiesa realizzata dal
Battesimo non possa mai essere annullata o perduta completamente, anche se il
battezzato non viene educato nella fede o non vive in conformitŕ agli impegni
che ne derivano, o rinunzia esplicitamente alla fede.
Tale proposta possiede una valenza pastorale di grande rilievo nella missione
di evangelizzazione, non solo per accompagnare quegli adulti che non hanno
completato l’iniziazione cristiana, ma anche per accogliere coloro che si sono
allontanati dalla fede e che ora chiedono di tornare a farne viva esperienza.
In questa proposta viene sollecitato l’avvio, o la ripresa, di un autentico
cammino di fede, di ricerca e di maturazione, in una dimensione di
responsabilitŕ personale; infatti č solo nella libertŕ e nell’impegno di
ciascuno che si accoglie il mistero di Cristo e si testimonia agli altri la
forza di cambiamento portata dal Vangelo.
27.
A motivo della grande diversificazione delle situazioni in cui oggi vivono
coloro che si mettono alla ricerca di Cristo, all’interno dell’unico percorso
si possono ipotizzare diversi itinerari. L’itinerario non costituisce peraltro
un modello rigido programma, ma esige il rispetto del cammino personale, in
ascolto delle domande e delle attese, non di rado inespresse ma non per questo
meno vive, della persona.
Il processo di
fede e di conversione comprende diversi momenti significativi, che costituiscono
elementi imprescindibili dei diversi itinerari:
a) L’interesse
per il Vangelo. Dall’incontro con l’annuncio nasce nel cuore il desiderio
di conoscere il Dio di Gesů Cristo. Questo primo movimento dello spirito umano
verso la fede, come inclinazione a credere e come “ricerca religiosa”, č giŕ
frutto della grazia.
b) La
conversione. Perché il primo interesse per il Vangelo possa trasformarsi in
opzione fondamentale di vita, occorre un tempo di crescita. La decisione per la
fede dev’essere valutata e maturata in un processo di conversione. Suscitata
dallo Spirito Santo e dall’annuncio del chčrigma, questa opzione fonda
tutta la vita cristiana del discepolo del Signore.
c) La
professione di fede. L’iniziale adesione alla persona e alla rivelazione di
Gesů Cristo genera nei credenti il desiderio di conoscerlo piů profondamente e
di identificarsi con Lui. Mediante la catechesi essi vengono iniziati alla
conoscenza della fede e all’apprendistato della vita cristiana, favorendo un
cammino spirituale che determina un progressivo cambiamento di mentalitŕ e di
comportamenti. Si diventa cosě idonei ad una esplicita, personale professione
di fede.
d) Il
cammino verso la santitŕ. Sulla professione di fede battesimale si
fonda l’edificio spirituale destinato a crescere. Sorretto dallo Spirito,
alimentato dai sacramenti e dalla preghiera, corroborato nell’esercizio della
caritŕ, aiutato dalle varie forme di educazione permanente della fede, il
battezzato cerca di far suo l’invito di Cristo: «Siate perfetti come č perfetto
il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).
Chi percorre il cammino verso la fede, accolto e accompagnato da un gruppo
di credenti, si inserisce nella comunitŕ cristiana, in cui riceve l’invito a
servire il Regno di Dio e l’aiuto a testimoniare la fede nella propria vita.
Ciascuna comunitŕ infatti deve saper offrire un’accoglienza cordiale, il
nutrimento solido della parola di Dio, l’incontro con il Cristo vivente nell’Eucaristia,
occasioni per testimoniare la caritŕ, solidarietŕ nel bisogno e nella malattia.
28. Per aiutare le comunitŕ parrocchiali che
faticano a sviluppare gli itinerari della fede, perché talora appesantite dalle
domande della cosiddetta pastorale ordinaria, č importante pensare a luoghi di
ascolto e di scambio interparrocchiali o diocesani, soprattutto nelle piccole
diocesi, da offrire a coloro che si interrogano sul senso della propria vita e
si accostano alla Chiesa per trovare chi li conduca sulla strada verso
l’incontro con Cristo.
Santuari e
monasteri, case di esercizi e luoghi di spiritualitŕ, centri di accoglienza e
di ricerca nella fede, in autentica comunione con la pastorale diocesana e in
spirito di servizio verso di essa, aiutino le comunitŕ parrocchiali a vivere
una piena esperienza ecclesiale. Le aggregazioni ecclesiali, in profonda
comunione con le parrocchie, offrano esse pure una risposta agli uomini e alle
donne in cerca di un autentico senso della vita e della gioia donata dalla fede
cristiana.
CAPITOLO TERZO
L’ACCOMPAGNAMENTO
29.
L’incontro di Gesů con la Samaritana puň offrire un modello di riferimento per
quanti intraprendono un cammino di fede. All’inizio c’č generalmente una prima
e confusa esperienza di un Dio, che ci attende e ci raggiunge presso il “pozzo”
della nostra vita quotidiana; e lě ci fa conoscere e desiderare l’«acqua che
zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Dal dialogo con Lui, scopriamo
che conosce la nostra vita; che č il nostro Salvatore; che ci chiama da una
religiositŕ talvolta esteriore e formalistica al culto «in spirito e veritŕ» (Gv
4,23). Per questo si avverte l’esigenza di rendergli testimonianza davanti a
tutti.
Nella comunitŕ ecclesiale
30.
L’incontro con Cristo si attua concretamente nella comunitŕ ecclesiale. La
Chiesa risponde alla propria vocazione e missione di madre, offrendo il
nutrimento della parola che dona la vita e guidando verso una fruttuosa
celebrazione dei sacramenti. Inoltre accoglie e segue coloro che si riaccostano
alla fede attraverso la preghiera, il sostegno fraterno e la testimonianza di
una vita cristiana credibile. Quando poi chi si avvicina alla fede chiede di
essere ammesso ai sacramenti, la comunitŕ ecclesiale potrŕ rendere
testimonianza della sua idoneitŕ.
Quest’azione di accompagnamento č fondata sulla missione stessa della
Chiesa. La presenza di persone che hanno intrapreso un cammino di ricerca
rappresenta una “provocazione” alle nostre comunitŕ ecclesiali. Certamente sono
necessari accoglienza e ascolto appropriati, linguaggio adatto alle persone,
sensibilitŕ pastorale adeguata a una situazione in gran parte inedita. Ma
soprattutto č necessario un cambiamento di mentalitŕ, che faccia riscoprire la
tensione missionaria della comunitŕ cristiana, superando atteggiamenti
orientati prevalentemente a mantenere l’esistente, per proiettarsi invece verso
l’esterno per portare l’annuncio di Cristo.
La Chiesa particolare
31.
Nella diocesi tutti sono chiamati a proclamare con forza la fede, per
accogliere la presenza gioiosa di Gesů Risorto nei suoi sacramenti, per
ricostruire i legami con il perdono, l’aiuto reciproco e la fraternitŕ.
«Certamente l'imperativo di Gesů: “Andate e predicate il Vangelo” mantiene
sempre vivo il suo valore ed č carico di un’urgenza intramontabile. Tuttavia la
situazione attuale […] esige assolutamente che la parola di Cristo riceva
un’obbedienza piů pronta e generosa. Ogni discepolo č chiamato a esporsi in
prima persona; nessun discepolo puň sottrarsi nel dare la sua propria risposta:
“Guai a me, se non predicassi il Vangelo!” (1Cor 9,16)».
Il vescovo,
sacerdote, maestro e pastore della Chiesa particolare affidata alla sua cura,
ha la responsabilitŕ diretta del cammino di evangelizzazione e del cammino di
iniziazione cristiana. «I vescovi sono gli araldi della
fede, che portano a Cristo nuovi discepoli, sono i dottori autentici, cioč
rivestiti dell’autoritŕ di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la
fede da credere e da applicare nella pratica della vita, che illustrano questa
fede alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della rivelazione
cose nuove e vecchie, la fanno fruttificare». Al
vescovo tocca quindi tenere alta la coscienza missionaria della sua Chiesa,
responsabilizzando i presbiteri, le comunitŕ parrocchiali e religiose, i fedeli
laici, specialmente quelli aggregati.
La parrocchia
32.
«Nella Chiesa particolare il luogo ordinario e privilegiato di evangelizzazione
della comunitŕ cristiana č la parrocchia». In essa
coloro che sono in ricerca possono vivere un’esperienza di fraternitŕ
evangelica, di vita comunitaria, di dialogo aperto sulle ragioni della fede;
accolgono la fede cristiana e celebrano i sacramenti.
Oggi occorre
dare risposte pastorali appropriate alle domande di fede poste dai cresimandi
giovani e adulti, dai giovani che maturano la fede mentre progettano di formare
una loro famiglia, da tutti coloro che vivono un’inquietudine spirituale o
intendono andare oltre una fede abitudinaria.
Tali domande
sollecitano le comunitŕ a valorizzare le occasioni di incontro con coloro che
non partecipano abitualmente all’Eucaristia domenicale. Sono momenti preziosi
di accoglienza e di ascolto, che possono creare le condizioni perché Dio faccia
risuonare nel cuore di tanti fratelli l’annuncio del Vangelo.
Nel contatto
giornaliero, nei luoghi di lavoro e di vita sociale č possibile “farsi
prossimi”, attraverso il servizio di caritŕ che č annuncio della Buona Notizia,
consapevoli che il dono del Vangelo č la suprema caritŕ.
La parrocchia č
chiamata a una trasformazione qualitativa che la renda sempre piů luogo di
accoglienza, di dialogo, di discernimento e di iniziazione al mistero di Cristo
attraverso l’annuncio, la catechesi, la testimonianza, la celebrazione dei
sacramenti, il servizio della caritŕ, la corresponsabilitŕ ecclesiale e
l'esercizio dei ministeri.
Anche altri
contesti ecclesiali offrono spesso opportunitŕ per un ritrovato contatto con la
fede cristiana: le chiese nei centri storici delle cittŕ, i santuari, i
monasteri, gli oratori, ma anche gli ospedali, le scuole, le universitŕ e i
loro centri di pastorale, come pure le esperienze proposte da movimenti e
associazioni ecclesiali. Queste opportunitŕ devono stimolare la comunitŕ
parrocchiale a ripensarsi nel suo rapporto con la pastorale d’ambiente nel
territorio: per attivare percorsi differenziati, in collaborazione con altre
realtŕ ecclesiali; per accogliere coloro che hanno completato il cammino di
iniziazione; per offrire spazi di inserimento attivo nella comunitŕ.
Il gruppo di ricerca nella fede
33. L’incontro con la comunitŕ avviene talora
attraverso l’esperienza di uno specifico gruppo che accompagna nel cammino di
iniziazione. A seconda delle situazioni, si potrŕ valutare se istituire tale
gruppo a livello interparrocchiale o facendo eventualmente riferimento per
l’accoglienza e l’accompagnamento ad altre realtŕ ecclesiali, comunitŕ di vita
consacrata o esperienze aggregative ecclesiali. Tale gruppo, sempre
attentamente collegato con la comunitŕ parrocchiale, deve diventare luogo
privilegiato di dialogo, di evangelizzazione, di catechesi, di educazione alla
preghiera e alla liturgia, di educazione e di esercizio a una rinnovata
partecipazione alla vita ecclesiale.
L’esperienza
del gruppo non deve tuttavia esaurirsi in se stessa, ma deve allargarsi a un
continuo contatto e a un aperto confronto con altre esperienze, per esempio con
gruppi di catechesi per adulti o con centri di ascolto della parola di Dio.
In questa
prospettiva un ruolo importante puň e deve essere attribuito al cammino
dell’Azione Cattolica, da cui ci si attende «un’esemplaritŕ formativa e un
impegno che, mentre si fa sensibile alle necessitŕ pastorali delle parrocchie,
contribuisca a rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente
laicale dei suoi aderenti, il dialogo e la condivisione della speranza
evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana».
I ministeri
34. Il cammino di riavvicinamento alla fede esige e
suscita molteplici ministeri che, a diverso titolo, sono coinvolti in un’azione
congiunta e organica.
Si č detto giŕ
del vescovo, primo responsabile dell’opera di evangelizzazione e
dell’iniziazione cristiana. Č opportuno che il gruppo possa incontrarlo almeno
in alcune circostanze significative, al fine di sperimentare con lui la
comunione della Chiesa particolare.
Il presbitero,
pastore e guida della parrocchia, ha un ruolo specifico nei cammini di fede: cura la formazione dei catechisti accompagnatori; č la
guida spirituale del gruppo e partecipa alle tappe fondamentali della sua vita;
presiede le celebrazioni liturgiche che segnano le tappe dell’itinerario.
Inoltre il presbitero educa la comunitŕ a maturare una coscienza missionaria
per essere madre accogliente e feconda nei confronti di chi ritorna a Cristo e
lo incontra nella Chiesa.
L’esperienza
del gruppo si avvale anche dell’apporto di altri ministri: i diaconi, i
catechisti, i garanti e, al momento opportuno, i padrini e le madrine.
Un servizio
specifico puň essere offerto pure da fedeli maturi nella fede ed esemplari –
persone singole, coppie di sposi e di fidanzati – che possono accompagnare
efficacemente il cammino in atteggiamento di condivisione e di testimonianza.
35.
Essenziale e insostituibile č il ministero del catechista accompagnatore.
Egli č fratello nella fede, che indica la strada e nello stesso tempo considera
le forze e il ritmo di chi accompagna; č testimone che, con le parole e con la
vita, presenta il fascino esigente della sequela di Cristo; č amico che
accoglie, segue e introduce nella comunitŕ. Egli si mette in ascolto delle domande
per comprenderle; valorizza la situazione della persona; aiuta a discernere i
segni di conversione.
Nell’attuale
contesto di missionarietŕ il ministero del catechista accompagnatore richiede
una particolare cura ecclesiale, che deve esprimersi in un’adeguata formazione
che lo abiliti a rapportarsi con gli adulti, ad ascoltare le loro domande, a
dare risposte convincenti e sicure intorno alla fede cristiana, cosě da aprire
alla speranza e all’obbedienza della fede in Cristo.
Spetta al
catechista accompagnatore predisporre l’itinerario e le esperienze di vita
cristiana. In questo servizio č guidato dal presbitero e puň essere aiutato da
altre persone coinvolte nel compito di formazione. Tale compito puň essere
svolto da una persona singola, da un gruppo di due o tre persone, o anche da
una famiglia.
Lungo l’anno liturgico
36.
Il modo piů ordinario per seguire un itinerario di fede č condividere il
cammino della Chiesa nell’anno liturgico, scandendone su di esso le tappe.
L’anno liturgico infatti determina un percorso celebrativo in un crescente
inserimento nel mistero di Cristo; offre una prospettiva organica per
l’itinerario della catechesi; guida verso la maturazione di atteggiamenti e di
comportamenti coerenti di vita cristiana.
«L’anno
liturgico č celebrazione continua e progressiva di tutto il piano della
salvezza, in una forma che č ad un tempo evocazione delle mirabili opere di
Dio, culto filiale al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito, istruzione e
santificazione della Chiesa». Assumere il dinamismo
proprio dell’anno liturgico significa vivere in comunione con tutta la Chiesa,
condividendone il cammino nel corso del tempo. Inoltre significa avvalersi di
quella pedagogia ecclesiale che intende guidare i fedeli alla piena maturitŕ in
Cristo, mediante la celebrazione durante l’anno dei misteri della vita del
Signore attorno al momento cardine che č la Pasqua. Come ambiente ecclesiale
tipico per compiere l’itinerario di fede, non deve essere messo in secondo
piano da nessun’altra esigenza o proposta pastorale.
Annuncio e accoglienza della
Parola
37. Č la parola del Signore che porta alla pienezza
della fede, a scoprire il Signore e la propria situazione, ad affidarsi a Lui
come unico Salvatore.
L’annuncio
introduce nella storia della salvezza, il cui culmine č la storia di Gesů di
Nazareth. Nell’annuncio la Parola risuona in modo tale da interpellare ognuno.
In primo luogo č necessario che l’annuncio si configuri come una liturgia della
parola, ove la Parola proclamata č parola che convoca e
invita. La catechesi sistematica e piů approfondita č un compito successivo.
Per i cristiani
che hanno celebrato il Battesimo, č opportuno fare appello all’esperienza
liturgica e spirituale giŕ vissuta, di cui forse non si č avuta una piena
coscienza.
La celebrazione della liturgia
38.
Elemento integrante dell’itinerario č la preghiera e la celebrazione liturgica.
Nella celebrazione Dio si rende presente per stabilire la comunione con l’uomo.
Nelle parole della Scrittura e della preghiera della Chiesa, nei gesti rituali,
nei simboli della fede si attua l’alleanza eterna che Dio in ogni tempo offre
ai suoi figli. Vissuta in pienezza, la liturgia costituisce il momento vitale
in cui prende corpo la risposta di fede.
Le celebrazioni
strutturano tutto il cammino, in modo particolare scandiscono le varie tappe,
come espressione della grazia di Dio e della maturazione spirituale di chi č in
cammino. Vi č una progressione anche nell’esperienza liturgica, che tende alla
partecipazione piena all’Eucaristia, culmine dell’itinerario. L’Eucaristia,
infatti, č il sacramento della maturitŕ cristiana. Prendere parte all’assemblea
eucaristica in modo consapevole e pieno č il frutto di un graduale cammino di
fede. Ricorda il Concilio: «Prima che gli uomini possano accostarsi alla
liturgia, č necessario che siano chiamati alla fede e si convertano».
Punto
qualificante dell’itinerario lungo l’anno liturgico č la celebrazione del
giorno del Signore, la domenica, pasqua della settimana, giorno dell’incontro
della comunitŕ per celebrare la memoria della risurrezione di Cristo, giorno
dell’Eucaristia, della caritŕ e della missione.
La preghiera
della Chiesa, sia personale che comunitaria, accompagna il cammino della fede,
fino a promuovere la partecipazione attiva e piena nell’assemblea, che celebra
l’Eucaristia quale «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». Č di somma utilitŕ conoscere i principali riti e simboli
della liturgia cristiana, ma soprattutto assumere gli atteggiamenti propri
della celebrazione: lode, invocazione, rendimento di grazie, offerta, supplica,
intercessione, richiesta di perdono, adorazione.
Oltre i riti propri dell’iniziazione cristiana, rivestono particolare
importanza le celebrazioni della Parola, occasione di ascolto vitale della voce
del Signore, e le celebrazioni penitenziali non sacramentali, espressione
dell’invito a ritornare a Dio e della volontŕ di convertirsi a lui. Le
celebrazioni sacramentali della Penitenza, dell’Eucaristia e, eventualmente,
della Confermazione costituiranno le diverse tappe dell’intero itinerario.
La vita cristiana e la
testimonianza della caritŕ
39. Ritornare a Cristo comporta il rinnovamento
della vita. L’azione dello Spirito Santo guida interiormente l’uomo perché
giunga alla risposta della fede, nella novitŕ dei pensieri, degli atteggiamenti
e dei comportamenti. Il risultato di una esistenza vissuta nell’adesione al
vangelo costituisce la migliore prova dell’autenticitŕ e sinceritŕ del cammino
di fede.
Segno di vita nuova č anzitutto un atteggiamento di continua conversione,
che apre l’uomo all’offerta gratuita e incondizionata dell’amore di Dio, che
porta ad accogliere i suoi appelli a camminare secondo la sua parola, e che
spinge ad assumere una mentalitŕ di fede, un modo di pensare, di leggere gli
eventi personali e della storia umana secondo la logica evangelica, che lo
Spirito suggerisce nel cuore e nella mente di ciascuno. Plasmato dal vangelo,
Paolo puň dire: «Noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16).
Nel cammino di conversione occorre saper offrire segni del cambiamento
della propria vita, esprimendo la testimonianza per Gesů Cristo nelle concrete
situazioni dell’esistenza. La fede cristiana infatti abbraccia ogni ambito di
esperienza: la vita familiare, l’attivitŕ professionale o lavorativa, l’uso del
tempo libero, l’impegno sociale e politico. In tali situazioni e ambienti
occorre far risplendere l’accoglienza del «comandamento nuovo» (1Gv 2,8)
della caritŕ. La testimonianza da rendere a Cristo e al suo vangelo č quella di
un’esistenza in cui si fa visibile il frutto dello Spirito: «amore, gioia,
pace, pazienza, benevolenza, bontŕ, fedeltŕ, mitezza, dominio di sé» (Gal
5,22).
L’inserimento nella comunitŕ
40. La maturazione della vita cristiana, attraverso
l’itinerario di iniziazione, conduce al progressivo inserimento nella comunitŕ.
Ciň avviene attraverso un contatto con le realtŕ presenti nella parrocchia e
impegnate nell’attivitŕ pastorale: dall’evangelizzazione e la catechesi alla
liturgia, dal servizio ai poveri all’animazione missionaria, dalla pastorale
giovanile a quella familiare. Ma non č da trascurare la collaborazione
all’interno del gruppo e, eventualmente, lo svolgimento di qualche servizio
nella comunitŕ ecclesiale.
Č importante
che il percorso non sia affrettato: un cammino spirituale di conversione
richiede sempre una pluralitŕ di interventi e tempi di crescita che possono
essere diversi da persona a persona. Una durata prolungata rispetta i ritmi dei
singoli individui nell’appropriazione dei valori, nell’acquisizione degli
atteggiamenti, nella maturazione delle scelte. Il cammino deve essere perň
orientato ad una seria decisione di aderire a Cristo, per assumere nella Chiesa
un servizio di testimonianza e di caritŕ, nel quale continuare la crescita e la
maturazione della propria vita cristiana.
Capitolo
Quarto
GLI ITINERARI
41.
«Mi ha detto tutto quello che ho fatto» (Gv 4,39b; cf. 4,29): con queste
parole la donna samaritana riassume ai suoi concittadini l’esito dell’incontro
e del dialogo con Gesů. Iniziato in modo apparentemente casuale, l’incontro č
diventato un dialogo coinvolgente, un percorso nel quale la donna č stata
aiutata a esaminare tutto quello che aveva vissuto fino a quel giorno, tutti i
dubbi del suo presente, tutte le speranze che ancora riponeva nel futuro.
Qualcosa di
analogo accade, dopo la Pasqua, ai due discepoli sulla strada verso Emmaus, che
si dicono l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre
conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc
24,32). L’esperienza fatta lungo quel cammino conduce i due discepoli a
ritrovare il Signore Gesů, perduto nei giorni bui della passione e della morte
in croce. Mentre se ne tornano verso casa, allontanandosi da Gerusalemme, il
Signore Risorto si fa loro compagno di viaggio e li conduce a una fede matura
attraverso la sua presenza, che si manifesta nell’ascolto della Parola e nel
segno del pane spezzato.
Č questa, anche
oggi, l’esperienza straordinaria di chi, nel percorso della propria vita,
desidera riconoscere Gesů Cristo come «la via, la veritŕ e la vita» (Gv
14,6). Si tratta di rivivere l’esperienza della Samaritana, di ripercorrere le
tappe dei discepoli di Emmaus, di mettere in pratica il servizio a cui Gesů
esortava i suoi, di conoscere sempre piů Cristo nell’ascolto della Parola e
nella celebrazione dei sacramenti, di testimoniare con entusiasmo e «senza
indugio» (Lc 24,33) l’incontro con il Signore della vita.
Tappe essenziali per un
itinerario di fede
42.
Il capitolo IV del Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti offre
preziose indicazioni pastorali per accompagnare il cammino di fede di giovani e
di adulti giŕ battezzati, che intendono completare
l’itinerario di iniziazione cristiana o che si propongono di rimotivare la loro
appartenenza alla comunitŕ ecclesiale.
Il cammino, che
si articola in tempi ritmati da tappe rituali e sostenuti dall’accompagnamento
della comunitŕ, si snoda lungo l’anno liturgico per celebrare pienamente il
mistero di Cristo.
In tale
itinerario si distinguono diversi tempi:
- dell’accoglienza
e della decisione;
- della
conversione e della sequela;
- della preghiera
e della riconciliazione;
- della presenza
nella comunitŕ e della testimonianza.
Pur rinviando
alla comunitŕ diocesana l’elaborazione di possibili itinerari nel rispetto
delle diverse condizioni di vita, di cultura e di maturitŕ spirituale, si
intendono offrire qui alcune linee propositive per orientarne la progettazione,
in coerenza con la veritŕ sacramentale e con la condizione ecclesiale delle
persone. Si presenta una proposta, quasi un paradigma di riferimento, modulata
su due forme: un cammino mirato ad accompagnare coloro che si riaccostano alla
fede cristiana e un altro pensato per quanti desiderano completare
l’iniziazione cristiana. Queste indicazioni potranno essere successivamente
integrate da orientamenti per la redazione di sussidi che favoriscano
l’attuazione degli itinerari.
Il tempo dell’accoglienza e della
decisione
43.
I candidati, inizialmente, vengono accolti e introdotti nel gruppo, nel quale
si predispongono a incontrare Cristo e a partecipare alla vita della Chiesa.
Questa fase dell’itinerario č dedicata all’evangelizzazione ed č santificata
«con azioni liturgiche, la prima delle quali č l’accoglienza degli adulti nella
comunitŕ, in cui essi riconoscono di aver parte in quanto giŕ segnati dal
Battesimo».
Durante questo tempo le persone vengono aiutate, attraverso un dialogo
sincero, a verificare le proprie intenzioni, a fare proprie le motivazioni che
fondano un cammino di fede; a valutare le situazioni di vita, familiari o
professionali, che possono favorire o ostacolare l’accoglienza del Vangelo.
Č in questo tempo che vengono poi proposti l’annuncio di Gesů morto e
risorto, salvatore dell’uomo, e gli aspetti fondamentali del messaggio
evangelico nel contesto della storia della salvezza, conosciuta attraverso le
pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’annuncio, adattato alla condizione
delle persone e alle loro domande, deve tenere conto, per quanto possibile,
della formazione precedentemente ricevuta, probabilmente travisata da anni di
lontananza e da esperienze negative, nonché da eventuali pregiudizi.
L’annuncio
provoca la risposta della fede. Esso deve essere proposto in modo che la
richiesta di intraprendere il cammino nel gruppo sia frutto di una scelta
consapevole e ferma. Il gruppo, a sua volta, dovrŕ rendere concretamente
visibile la prima accoglienza, giŕ attuata nel giorno del Battesimo con
l’incorporazione nella Chiesa, che ora si č chiamati a vivere in modo pieno ed
efficace.
Il tempo della conversione e
della sequela
44.
Il tempo della conversione e della sequela č un percorso «lungo il cammino» in
cui il Maestro spiega le Scritture (cf. Lc 24,32). Questo cammino di
maturazione si concretizza seguendo le “vie” indispensabili per seguire Cristo:
adesione alle veritŕ di fede per una piena conoscenza del mistero della
salvezza; cambiamento di mentalitŕ e di atteggiamenti nell’esercizio della vita
cristiana; partecipazione alla vita liturgica; esistenza cristiana in famiglia,
nella professione e nelle relazioni sociali, testimoniando la fede nella vita.
Questo č il
tempo della catechesi, scandito dall’ascolto assiduo della Parola di Dio, dalla
conoscenza organica del messaggio cristiano messo a confronto con le attese e
le domande del mondo contemporaneo, dall’incontro vivo con Cristo e con la
Chiesa.
L’esito di
questa tappa dell’itinerario di iniziazione č l’acquisizione da parte dei
candidati di uno stile di vita evangelico.
45.
In questo tempo di catechesi č importante l’esperienza liturgica. Infatti il
progresso nella vita cristiana non puň avvenire senza la luce e la forza dello
Spirito, che agisce nelle celebrazioni sacramentali e attua l’incontro con il
Padre, attraverso il Cristo vivente.
Il Rito
dell’iniziazione cristiana degli adulti sottolinea questo aspetto, pur non
prescrivendo riti particolari. Si possono peraltro
utilizzare «alcuni riti propri del catecumenato che rispondono alla condizione
e all’utilitŕ spirituale di questi adulti, come le consegne del Simbolo, della
Preghiera del Signore (Padre nostro) e anche dei Vangeli».
Nella logica
della traditio-redditio, il candidato conferma la professione della sua
fede come segno di una decisa adesione a Cristo; allo stesso modo, con
rinnovata consapevolezza, fa propria la preghiera del Padre nostro come segno
dello spirito di orazione acquisito e consolidato.
Il Credo non
propone una semplice elencazione di veritŕ della fede, ma esprime l’azione di
Dio che chiama tutti alla comunione con Lui e dona salvezza alla esistenza
umana, fragile e precaria. La consegna del Simbolo puň sancire l’inizio o la
conclusione della catechesi sistematica.
In modo analogo,
la consegna del Padre nostro, che č modello degli atteggiamenti cristiani nella
preghiera, si inserisce nel percorso di apprendimento a pregare in comunione
con Gesů.
46.
Si tenga presente che alcuni riti tipici del catecumenato e dell’iniziazione
non si possono celebrare per i cristiani giŕ battezzati.
In quanto propri del catecumenato, non si devono ripetere l’elezione, gli
scrutini, gli esorcismi e le unzioni con l’olio dei catecumeni. Essi sono
esclusivamente propedeutici al Battesimo da celebrare. Analogamente, l’unzione
con il crisma e la consegna della veste bianca esprimono un riferimento
specifico al Battesimo appena ricevuto e, quindi, non trovano ragione d’essere
in altre situazioni.
Si puň tuttavia
pensare a un momento di ammissione all’itinerario o al percorso di ricerca e,
al termine di ciascuna tappa, si puň inserire la valutazione, in un clima di
dialogo, del cammino compiuto, da collegare, eventualmente, a un momento
celebrativo.
Il tempo della preghiera e della
riconciliazione
47.
Questa parte dell’itinerario č caratterizza dallo spirito penitenziale.
L’annuncio chiama alla conversione e alla riconciliazione con Dio, alla
verifica degli atteggiamenti maturati e al rinnovamento della vita.
Con appropriati
riti liturgici si celebra la misericordia di Dio, il quale accoglie i suoi
figli peccatori che, pentiti, ritornano a lui. In particolare, si possono
proporre preghiere di benedizione e di supplica, per chiedere la conversione e
la purificazione del cuore; ci si puň ispirare anche alle orazioni di esorcismo
previste per i catecumeni, o alle celebrazioni
contenute nel Rito della Penitenza, preferendo in ogni
caso la forma deprecativa e facendo riferimento unicamente alle colpe
personali, evitando allusioni alla colpa originale. Č bene inserire tali
preghiere in una liturgia della parola o in una celebrazione penitenziale non
sacramentale.
48.
Il cammino di conversione e di purificazione culmina, nel tempo quaresimale,
con la celebrazione del sacramento della Penitenza o Riconciliazione. Una
preparazione adeguata deve prevedere la valorizzazione del Battesimo ricevuto,
vivendo la Penitenza sacramentale in stretto riferimento al Battesimo: «a buon
diritto la Penitenza č stata chiamata dai santi Padri “un Battesimo laborioso”
(S. Gregorio Nazianzeno, Oratio 39, 17; S. Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 4, 9)»,
che riconcilia con Dio e con i fratelli.
Al fine di
evidenziare la dimensione ecclesiale del sacramento, č opportuno che l’azione
liturgica sacramentale sia celebrata in forma comunitaria,
mediante il rito per la riconciliazione di piů penitenti con la confessione e
l’assoluzione individuale.
Il sacramento
della Penitenza si colloca a sua volta all’interno di un esercizio penitenziale
continuo, che coinvolge tutta la comunitŕ, collegato all’articolarsi dell’anno
liturgico, e che comprende catechesi, esperienza di vita cristiana, opere di
misericordia e di caritŕ, preghiera e celebrazioni.
Il tempo della presenza nella
comunitŕ e della testimonianza
49. La vita liturgica ha il suo culmine nella
celebrazione eucaristica domenicale, alla quale coloro che sono inseriti
nell’itinerario di ripresa della vita cristiana sono invitati a partecipare
regolarmente. Il ritorno di questi adulti giŕ battezzati a una partecipazione
regolare all’Eucaristia domenicale deve avvenire in un contesto di
consapevolezza del rito, dei suoi contenuti e modalitŕ, del suo significato:
senza Eucaristia non si puň essere cristiani né essere membra del corpo di
Cristo che č la Chiesa.
Il completamento dell’iniziazione cristiana, con la celebrazione della
Confermazione e con la partecipazione all’Eucaristia, consente di tendere alla
santitŕ nelle condizioni ordinarie dell’esistenza: in famiglia, nel lavoro,
nello svago, nell’azione sociale e in ogni altro ambito in cui il cristiano č
chiamato a incarnare il Vangelo secondo la propria vocazione. L’assiduitŕ alla
celebrazione eucaristica e il ricorso regolare al sacramento della Penitenza
costituirŕ d’ora in poi il concreto alimento del cammino verso la santitŕ.
L’inserimento
nella dimensione ecclesiale dell’esistenza cristiana, a partire dalla vita
liturgica, viene ulteriormente sviluppato mediante la progressiva introduzione
alla vita della comunitŕ, in particolare quella parrocchiale, nei contatti con
le persone e con i gruppi che vi operano e attraverso l’espletamento di qualche
servizio.
Il tempo della mistagogia
50.
L’itinerario di iniziazione si completa attraverso la mistagogia: «Gli adulti
completeranno la loro formazione cristiana e realizzeranno il loro pieno
inserimento nella comunitŕ, vivendo insieme coi neofiti il tempo della
mistagogia». L’esperienza viva dello Spirito e la
grazia dei sacramenti guideranno e sosterranno l’inserimento nella comunitŕ
ecclesiale storica e visibile e abiliteranno alla testimonianza della fede.
L’Eucaristia ricevuta, infatti, apre l’esistenza del cristiano a una vita
rinnovata.
La persona in
ricerca, da sola o nel gruppo, e gli accompagnatori, continueranno a riunirsi
per verificare concretamente le modalitŕ della testimonianza di fede resa
all’interno della comunitŕ parrocchiale, nella vita familiare e professionale.
Sarŕ opportuno
curare anche forme adeguate di partecipazione alla vita della societŕ civile,
per offrire anche in quell’ambito una testimonianza di fede, di speranza e di
caritŕ, secondo lo stile evangelico del lievito che fermenta la massa.
Itinerari per il risveglio della
fede cristiana
51. Oggi, non di rado, accade che degli adulti
interpellino singoli credenti o le comunitŕ cristiane per cercare, in qualche circostanza
particolare della loro vita, risposte a interrogativi e speranza nelle angosce.
La Chiesa si trova cosě a vivere situazioni inedite, per offrire agli uomini e
alle donne in ricerca di Cristo uno spazio per riscoprire la fede. “Puň forse
un uomo entrare una seconda volta nel grembo ecclesiale, dopo il Battesimo, per
riscoprire il Signore Gesů?” (cf. Gv 3,4): questa parafrasi della
domanda posta a Gesů da Nicodemo puň essere l’interrogativo che, in modo
implicito, viene rivolto nel segreto della confessione dopo anni di lontananza,
o in occasione di un grande dolore che colpisce e mette in crisi un’esistenza,
o semplicemente durante un incontro per la richiesta di un sacramento.
Istituzione di percorsi di
ricerca
52. Le proposte offerte fin qui non sembrano
sufficienti ad accompagnare chi inizia un cammino di ricerca. Il colloquio con
un sacerdote, la lettura di un testo di spiritualitŕ, la frequenza di un corso
di teologia, l’inserimento in un gruppo parrocchiale o nel cammino formativo di
un’aggregazione ecclesiale devono essere integrate con l’offerta di esperienze
di accompagnamento che offrano spazi di dialogo e di ricerca. Occorre rendere
disponibili luoghi e tempi in cui uomini e donne credenti possano accogliere,
senza pregiudizi e asprezze, coloro che ricercano un nuovo senso cristiano per
la propria vita.
Le comunitŕ
ecclesiali sapranno venire incontro a quanti vivono insoddisfatti e delusi, e
cercano in Gesů di Nazareth le riposte ai loro interrogativi, se esprimeranno
la gioia di vivere in autentica fraternitŕ, se si presenteranno come luoghi in
cui ognuno sperimenta rispetto e fiducia senza essere giudicato, se
accoglieranno con disponibilitŕ chi intraprende un cammino di ricerca.
Č necessario, a
tale scopo, dare vita a esperienze significative di ricerca e di ascolto, a
percorsi di esplicitazione delle domande “profonde”, in una parola a veri e
propri itinerari di riscoperta della fede, per coloro che – talvolta anche
senza saperlo – si lasciano toccare dalla grazia del ritorno o di un nuovo
inizio. Si tratta di opportunitŕ che esigono tempi prolungati e che hanno nel
modello catecumenale il loro punto di riferimento.
Caratteristiche dei percorsi
53.
Le situazioni personali di chi č in ricerca sono molto diverse tra loro e
richiedono perciň percorsi appropriati. La celebrazione dell’anno liturgico, e
in esso la celebrazione del mistero di Cristo, scandirŕ i ritmi convenienti
alle singole persone in ricerca. In particolare occorrerŕ curare che il
percorso sia raccordato con il tempo liturgico e tenga conto dei ritmi e delle
esigenze di ciascuno.
54.
Il modello di itinerario qui delineato č utile punto di riferimento per
assicurare l’impostazione catecumenale al cammino delle persone che si
riaccostano alla Chiesa nelle piů diverse situazioni. Tra queste, una
particolare attenzione andrŕ riservata ai genitori che chiedono il Battesimo
per il loro figlio. In questi casi si dovrŕ curare di coinvolgerli nella
riscoperta della fede e della vita cristiana, aiutandoli non solo in vista di
una efficace e fruttuosa celebrazione del sacramento, ma ponendosi al loro
fianco negli anni successivi per aiutarli a vivere la fede in famiglia.
Una particolare
attenzione andrŕ riservata anche ai fidanzati che intendono celebrare il
sacramento del Matrimonio. Bisogna evitare in ogni modo una preparazione
affrettata, che si traduca in un mero adempimento formale, avviando invece un
itinerario di fede e di partecipazione ecclesiale vissuto in coppia.
Particolare
accompagnamento richiedono i penitenti che celebrano il sacramento della
Riconciliazione dopo molti anni di lontananza da Cristo e dalla Chiesa; a loro
va proposto un progetto di recupero della propria identitŕ di discepoli del
Signore, mediante una piů sentita appartenenza ecclesiale.
Molte sono le
occasioni per incontrare il Signore Gesů. In ciascuna si richiede spirito di
accompagnamento, gradualitŕ, accoglienza, sostegno per offrire disponibilitŕ al
dono che viene dall’alto.
Itinerario per completare
l’iniziazione cristiana
55. L’itinerario dei giovani e degli adulti
battezzati, che domandano di completare l’iniziazione cristiana con la
Confermazione e l’Eucaristia, si propone con una scansione che ricalca
l’esperienza dei discepoli di Emmaus secondo l’articolazione in tappe sopra
descritta. Ci si limita, qui, a formulare qualche adattamento, richiesto dalla
situazione di coloro che non sono stati ancora pienamente iniziati.
Elementi concernenti le
celebrazioni
56. Nella prima fase dell’itinerario č opportuno
celebrare un rito di accoglienza, che potrŕ assumere forma diversa, ma senza
mai tralasciare questi elementi: liturgia della parola, dichiarazione di
impegno a percorrere l’itinerario, segno dell’accoglienza nel gruppo, preghiera
di benedizione per i candidati, consegna dei Vangeli come libro della fede che
accompagnerŕ il cammino di formazione. Questa celebrazione puň trovare idonea
collocazione nel tempo dell’Avvento, nel corso di una liturgia della parola o
anche della celebrazione eucaristica domenicale, cosicché la comunitŕ, o almeno
una sua parte, possa partecipare. Situazioni particolari, tuttavia, potranno
suggerire una scelta diversa.
Secondo le
opportunitŕ, si possono svolgere ulteriori riti. Le benedizioni e le preghiere
comunitarie sul candidato lo rafforzano con il sostegno di Dio e lo fanno
crescere nella comunione con i fratelli e le sorelle della comunitŕ. Il rito
della luce, con l’accensione delle candele al cero pasquale, richiama la grazia
del Battesimo. La consegna delle Beatitudini, nella comunione con il Signore
risorto, sollecita verso una vita secondo le esigenze del Vangelo; un analogo
significato assume la processione al battistero con la celebrazione della
memoria del Battesimo. Il rito della lavanda dei piedi sottolinea la centralitŕ
del comandamento dell’amore nella vita del cristiano, chiamato a diventare
imitatore di Cristo servo. Il pellegrinaggio alla chiesa cattedrale pone in
risalto il legame con il vescovo e la comunitŕ diocesana.
57.
Il cammino battesimale e penitenziale che caratterizza la Quaresima, conduce
alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione abitualmente durante la
Veglia pasquale, «nella quale gli adulti professeranno la fede battesimale,
riceveranno il sacramento della Confermazione e parteciperanno all’Eucaristia». Con l’effusione dello Spirito e la partecipazione piena
al banchetto eucaristico si compie l’iniziazione sacramentale, celebrata nella
Veglia pasquale, come partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.
Ragioni di opportunitŕ pastorale possono suggerire di spostare la
celebrazione dei sacramenti nelle domeniche del tempo pasquale o a Pentecoste.
In tal caso il tempo della preghiera e della riconciliazione si dilata per
abbracciare tutto il tempo di Pasqua. Č evidente che il carattere penitenziale
sarŕ proprio della Quaresima, nel corso della quale avrŕ luogo la celebrazione
della Penitenza; nel tempo pasquale, caratterizzato dalla gioia dello Spirito,
sarŕ opportuno celebrare il sacramento della Confermazione, che ne comunica i
doni.
58.
Per favorire la celebrazione della Cresima e dell’Eucaristia durante la Veglia
pasquale, il vescovo potrŕ opportunamente scegliere di concedere al parroco o a
un altro presbitero la facoltŕ di conferire la Confermazione,
specialmente se nella stessa liturgia si celebra il Battesimo di uno o piů
adulti.
Fuori del tempo
pasquale sia il vescovo, o un sacerdote suo delegato, a presiedere la
celebrazione della Cresima, che potrŕ opportunamente svolgersi a livello
interparrocchiale, cittadino o vicariale. In questi casi andrŕ prestata
particolare attenzione affinché la celebrazione, tenuta di norma in una chiesa
parrocchiale, sia adeguatamente preparata e animata, con la partecipazione dei
fedeli della comunitŕ locale.
Qualora non sia
possibile la celebrazione della Confermazione nel tempo pasquale, l’adulto che
ha completato il cammino di preparazione potrŕ essere ammesso alla celebrazione
della Cresima con i ragazzi del luogo, curando che la sua collocazione
all’interno del gruppo dei cresimandi sia ben compresa da costoro e
dall’interessato.
Elementi concernenti il
cambiamento di vita e di costumi
59. Durante il cammino, e in ogni caso prima
dell’ammissione alla celebrazione dei sacramenti, andranno esaminate con cura
le eventuali situazioni di vita non conformi alle esigenze del Vangelo, sia
sotto il profilo familiare che sotto il profilo professionale.
Anche con l’aiuto degli accompagnatori e dei padrini designati, il
presbitero che segue l’itinerario spiegherŕ con rispetto e con franchezza per
quali ragioni una determinata situazione si pone in obiettivo contrasto con il
cammino di fede, che il soggetto sta percorrendo, e con la celebrazione
sacramentale. Dovrŕ quindi proporre una via per armonizzare lo stato di vita
con la disciplina della Chiesa, tenendo anche presente – se i tempi fossero
ristretti o se non fosse possibile evitare un “grave incomodo” – che il diritto
lascia aperta la possibilitŕ di celebrare la Confermazione dopo il Matrimonio.
Nel corso dell’itinerario si compia la scelta del padrino o della madrina
per la Confermazione, curando che sia persona matura nella fede,
rappresentativa della comunitŕ, approvata dal parroco, capace di accompagnare
il candidato nel cammino verso i sacramenti e di seguirlo nel resto della vita
con il sostegno e l’esempio. La funzione di padrino o di madrina puň essere
assunta piů opportunamente dal catechista accompagnatore.
Durata e modalitŕ dell’itinerario
60. Č opportuno che i giovani e gli adulti
cristiani che chiedono di completare il processo di iniziazione con la
celebrazione della Confermazione - e talvolta anche con l’ammissione
all’Eucaristia – seguano un itinerario di tipo catecumenale, sia pure con gli
opportuni adattamenti. Questa impostazione comporta alcune conseguenze
rilevanti sotto il profilo pastorale.
Anche quando la
Confermazione viene richiesta da persone che non sono lontane dalla pratica di
vita cristiana, ad esempio in vista della celebrazione del Matrimonio, č
necessario che l’itinerario abbia una durata adeguata, in modo da consentire un
vero incontro con il Signore risorto, che conduca verso una maturitŕ di fede e
verso un piů convinto inserimento nella Chiesa. Pur senza fissare a priori
una durata generalizzata di tale itinerario, considerate le iniziative
pastorali giŕ in atto in molte Chiese locali, l’anno liturgico appare il contesto
piů idoneo per strutturare efficaci itinerari di fede.
Č opportuno inoltre completare l’itinerario con incontri personali tra il
candidato e il catechista e con incontri tenuti all’interno di un piccolo
gruppo (preferibilmente a livello interparrocchiale) da un presbitero o da un
diacono; cosě pure č consigliato di celebrare a livello interparrocchiale o
vicariale alcuni dei riti previsti. Particolare cura deve essere riservata alle
celebrazioni penitenziali – sacramentali e non sacramentali – che sempre a
livello interparrocchiale o vicariale potrebbero coinvolgere piů presbiteri e
rappresentanze di fedeli delle comunitŕ parrocchiali di appartenenza dei
candidati.
Conclusione
61. Il bisogno di senso di cui soffre l’uomo d’oggi
č grande. Abbiamo una sola risposta da offrire, quella che scaturisce
dall’invito a tenere «fisso lo sguardo su Gesů, autore e perfezionatore della
fede» (Eb 12,2). A lui sappiamo di dover orientare ogni interrogativo e
ogni attesa, educando le domande e aiutando a scoprire la plausibilitŕ delle
risposte, in un cammino da vivere nella comunitŕ ecclesiale.
Nella sua storia la Chiesa ha saputo rispondere alle nuove esigenze di fede
della gente con la forza di una tradizione capace ogni volta di rinnovarsi. Attingendo
al tesoro prezioso del modello catecumenale offerto dai primi secoli della vita
della Chiesa, rileggendone l’esperienza alla luce degli insegnamenti e delle
esperienze scaturiti dal magistero del Concilio Vaticano II, possiamo oggi
offrire itinerari credibili e praticabili per quanti vogliono riscoprire la
propria fede o completare l’iniziazione cristiana.
In questo modo aiutiamo la crescita, fino al raggiungimento della piena
statura di Cristo (cf. Ef 4,11-16), degli uomini e delle donne che accolgono
la sua parola di salvezza, riconoscendola come l’unica, certa, durevole
speranza della loro vita. In questo servizio alla fede le nostre Chiese
particolari possono oggi esprimere, con rinnovato slancio, la propria missione
evangelizzatrice a servizio della missione di Cristo.
INDICE
PREMESSA
INTRODUZIONE: LA SETE DI
CRISTO (1-4)
Un desiderio inscritto nel cuore
dell’uomo (2)
Chiamati a una “nuova”
evangelizzazione (3)
Evangelizzare con la santitŕ (4)
CAPITOLO PRIMO: L’ASCOLTO
(5-18)
L’evangelizzazione a servizio
dell’uomo (5-7)
Dentro la storia di ciascuno
(8-9)
Le situazioni in cui puň nascere
una domanda di fede (10-14)
Le domande che provocano la
comunitŕ cristiana (15-18)
CAPITOLO SECONDO: L’ANNUNCIO (19-28)
Il vangelo di Gesů Cristo, Figlio
di Dio (19-20)
Il primo annuncio (21-22)
Il processo dell’evangelizzazione
(23)
La fede, risposta all’annuncio
(24)
Il cammino dell’iniziazione
cristiana, paradigma per la vita cristiana (25-28)
CAPITOLO TERZO: L’ACCOMPAGNAMENTO
(29-40)
Nella comunitŕ ecclesiale (30-35)
La Chiesa particolare (31)
La parrocchia (32)
Il gruppo di ricerca nella fede (33)
I ministeri (34-35)
Lungo l’anno liturgico (36-40)
Annuncio e accoglienza della
Parola (37)
La celebrazione della liturgia
(38)
La vita cristiana e la
testimonianza della caritŕ (39)
L’inserimento nella comunitŕ (40)
CAPITOLO QUARTO: GLI ITINERARI
(41-60)
Tappe essenziali per un
itinerario di fede (42-50)
Il tempo dell’accoglienza e della
decisione (43)
Il tempo della conversione e
della sequela (44-46)
Il tempo della preghiera e della
riconciliazione (47-48)
Il tempo della presenza nella
comunitŕ e della testimonianza (49)
Il tempo della mistagogia (50)
Itinerari per il risveglio della
fede cristiana (51-54)
Istituzione di percorsi di
ricerca (52)
Caratteristiche dei percorsi
(53-54)
Itinerario per completare
l’iniziazione cristiana (55-60)
Elementi concernenti le
celebrazioni (56-58)
Elementi concernenti il
cambiamento di vita e di costumi (59)
Durata e modalitŕ dell’itinerario
(60)
CONCLUSIONE (61)
Messale
romano, Prefazio della terza domenica di Quaresima, anno A.
Conferenza Episcopale Italiana, La
Veritŕ vi farŕ liberi. Catechismo degli adulti, 3-4.
Conferenza Episcopale Italiana, La
Veritŕ vi farŕ liberi. Catechismo degli adulti, 8.
Giovanni Paolo II, Omelia nella
parrocchia romana di San Gelasio I (3 marzo 2002), in L’Osservatore
Romano, 4-5 marzo 2002, p. 6.
Catechismo
della Chiesa Cattolica, 27; 29; 30.
Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia, 57.
Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo
millennio ineunte (6 gennaio 2001), 16; cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
1.
Paolo VI, Discorso all’Assemblea
delle Nazioni Unite (4 ottobre 1965), 1.
Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost.
past. Gaudium et spes, 3; cf. Giovanni
Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre
1994), 56; Id., Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 45-48; 81-89.
Cf. Paolo VI, Esort. ap. Evangelii
nuntiandi (8 dicembre 1975), 41.
Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo
millennio ineunte, 30.
Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14.
Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Decr. Ad
gentes, 6; cf. anche Paolo
VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 24.
Congregazione per il Clero, Direttorio
Generale per la Catechesi (15 agosto 1997), 48; cf. anche Segretariato per i non cristiani, L’atteggiamento
della Chiesa di fronte ai seguaci di altre religioni. Riflessioni e
orientamenti su dialogo e missione (4 settembre 1984) , 13-14; Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso
- Congregazione per l’evangelizzazione
dei popoli, Istruz. Dialogo e annuncio. Riflessioni e
orientamenti sull’annuncio del vangelo e il dialogo interreligioso (19 maggio
1991), 8-10.
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Il
rinnovamento della catechesi (2 febbraio 1970), 38.
Tertulliano,
Apologeticum, 18, 4.
Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia, 50.
Concilio
Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9.
Concilio
Ecumenico Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 22.
Giovanni Paolo II,
Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), 19.
Messale Romano, Prefazio della Preghiera
eucaristica V/C.
Giovanni Paolo II,
Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 44.
Conferenza
Episcopale Italiana, Il rinnovamento della catechesi, 25.
Ibid.;
cf. Giovanni Paolo II, Esort. ap.
Catechesi tradendae (16 ottobre 1979), 19; Congregazione per il Clero, Direttorio Generale per la
Catechesi, 48; 61.
Consiglio Episcopale Permanente, L’iniziazione
cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti (30 marzo
1997), 42.
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris
missio, 44.
Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1248.
Concilio
Ecumenico Vaticano II, Decr. Ad gentes, 14.
Cf. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris
missio, 44.
Cf. Rito
dell’iniziazione cristiana degli adulti, cap. IV.
Cf. Congregazione per il Clero, Direttorio
Generale per la Catechesi, 56.
Cf. Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,
298.
Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles
laici (30 dicembre 1988), 33.
Cf. Consiglio Episcopale Permanente, L’iniziazione
cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti, 44.
Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost.
dogm. Lumen gentium, 25.
Consiglio Episcopale Permanente, L’iniziazione
cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti, 45.
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia, 62.
Cf. Congregazione per il clero, Il
presbitero, pastore e guida della comunitŕ parrocchiale (4 agosto 2002), 5;
20.
Conferenza Episcopale Italiana, Il
rinnovamento della catechesi, 116.
Cf. Rito
dell’iniziazione cristiana degli adulti, 18, 1.
Cf. Conferenza Episcopale Italiana,
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 49.
Cf. Concilio
Ecumenico Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 9.
Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost.
dogm. Lumen gentium, 11; cf. Id.,
Sacrosanctum Concilium, 10.
Cf. Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,
300-305.
Cf. Congregazione per il Culto Divino, Riflessioni
sul capitolo IV dell’Ordo initiationis christianae adultorum, Notitiae
9 (1973) 274-282.
Cf. Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,
113-118.
Cf. Rito
della Penitenza, Appendice II.
Cf. Concilio di Trento, Sessione XIV.
Dottrina sul sacramento della Penitenza, cap. 2 (DS 1672).
Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,
305.
Cf. Sinodo dei Vescovi, Messaggio al popolo
di Dio De cathechesi hoc nostro tempore tradenda (28 ottobre 1977), 8; Congregazione per il Clero, Direttorio
Generale per la Catechesi, 90-91; Consiglio
Episcopale Permanente, L’iniziazione cristiana. 1. Orientamenti per il
catecumenato degli adulti, 40-41.
Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,
304.
Cf. Codice di diritto canonico, can. 882.